Passiamo ora all’artiglieria pesante, Lee Bryant di HeadShift sull’enterprise social software e io con la speranza di cogliere (o meglio strappare) qualcosa di piĂą in termini di esperienze.
Lee un po’ mi delude in quanto non riporta nessuna esperienza
però in compenso da un ottima descrizione di cos’è il social software e porta anche una ricetta sul come farlo e dove applicarlo, ma partiamo dall’inizio:
Il problema di base è che l’attuale infrastruttura IT delle grosse imprese non capisce come la gente lavora realmente inoltre la tecnologia non ha spesso la capacitĂ di automatizzare delle decisioni. Una realtĂ in azienda è dunque quella che “people are great at pattern matching” ma si può ovviare questo?
Oggi l’infrastruttura IT può cambiare principalmente perchè i sistemi tradizionali sono presenti e i costi sono fortemente diminuiti dunque ci si può concentrare sull’aspetto sociale del software e sulle varie possibilitĂ di raccogliere l’intelligenza collettiva. Questo aspetto sociale nell’azienda si può tradurre in tre punti fondamentali: sottoscrizione (restare informati), partecipazione e comunicazione che se ben sfruttati (intelligenza collettiva) possono portare aumenti di efficienza ed efficacia specialmente in termini di decision making.
Per fare questo la ricetta è chiara e semplice (per lui, forse per me e pochi altri… ma vabbè) il primo requisito e avere una massa critica minima che lui identifica in 1000 utenti e poi fornire strumenti sociali che permettano tre attivitĂ : leggere, scrivere, filtrare (o organizzare) ottenendo così informazioni che si possono tradurre in un “human markup”.


