di Luca Mascaro alle 07:30
Ultimamente faccio parecchie riflessioni sulle nuove frontiere che il design dell’interazione dovrà intraprendere entro qualche anno. Naturalmente i pensieri cadono su come il digitale pervaderà sempre di più le nostre vite integrandosi con gli oggetti quotidiani, in primis le nostre abitazioni.
Interaction design e architettura formeranno a mio vedere un buon connubio ed una possibilità è che entro qualche decina di anni per fare una casa verranno coinvolti non più solo gli elettricisti ma anche i designer dell’interazione
Tornando al presente uno degli spazi più sfruttabili per creare installazioni interattive sono le vetrate che ogni casa ha sui suoi muri o all’interno come divisori. Immaginatevi (o più semplicemente andatevi a riguardare il film Iron Man) che il futuro schermo della vostra TV o del vostro computer siano le vetrate di casa e avrete di fronte solo l’1% degli scenari immaginabili.
Oggi per rendere un vetro interattivo in genere si rende opaco, gli si applica una pellicola con sensori ad induzione (per sentire il tocco) e vi si proietta l’immagine, un metodo efficace ma non applicabile ovunque ed in massa.
Partendo da una discussione fatta qualche mese fa con Leandro si stava ragionando sul fatto che il film degli schermi LCD è di fatto trasparente e dunque potrebbe essere tranquillamente applicato in una qualche sua forma ad un vetro, così ottenendo dei veri e propri schermi interattivi!
Resta comunque aperto il problema dell’alimentazione che però è stato risolto qualche giorno fa con l’annuncio da parte di un’azienda americana di una nuova tecnologia che permette di applicare una pellicola fotosensibile alle vetrate e ottenere elettricità dalle stesse.
Ho dunque di fronte agli occhi l’immagine di vetrate interattive che si autosostengono dal punto di vista energetico e che ci permetteranno di interagire con le nostre case e perchè no, anche con le nostre città per le strade.
di Luca Mascaro alle 03:07
Giusto una rapida riflessione sul rapporto rilasciato da Technorati che descrive lo stato attuale della blogosfera.
Si può notare come l’evoluzione del fenomeno blog lo abbia portato ad essere una consuetudine per una incredibile massa di persone molto disomogenee tra loro. Lo strumento in se viene facilmente compreso ed adattato hai propri bisogni che oramai vanno dall’uso personale come deposito di conoscenza, all’uso professionale da parte di grandi testate giornalistiche.
Si può inoltre notare come il fenomeno non è più oramai solo occidentale ma inizia a crescere un po’ in tutto il mondo facendo finalmente comparire anche l’africa tra le statistiche.
di Luca Mascaro alle 07:08
Adobe Flex è una tecnologia basata su flash che negli anni si è diffusa molto nella realizzazione di RIA specialmente in campo aziendale. L’italia conta una comunità di sviluppatori abbastanza attiva su questa tecnologia.
Ora questa comunità ha organizzato un barcamp dove parlare di Flex e di tutte le opportunità che genera. Il Flexcamp si terrà a Milano il 7 Novembre 2008.
di Luca Mascaro alle 07:00
Sono appena arrivato a San Francisco e ho colto l’occasione del viaggio per riflettere un po’ su un intervento sull’agile design che ho seguito durante il Web 2.0 Expo di New York.
Seguire un design e uno sviluppo agile è il modello che ritengo in assoluto più affascinante per chi punta alla qualità . Un processo rapido e focalizzato al risultato che permette specialmente nel nostro settore di creare prodotti innovativi e funzionali in un modello crescente.
Insomma una vera e propria panacea per molti progetti dal punto di vista teorico ma che nasconde a mio vedere una serie di inconvenienti dal punto di vista della sostenibilità nel nostro mercato sud europeo.
Il punto è che i processi agili richiedono il coinvolgimento di figure di alto livello che collaborano tra di loro in periodi contigui di forte concentrazione.
Questo significa ottenere in tempi brevi prototipi o prime versioni funzionali del prodotto dalla qualità eccelsa e perfettamente in tempo per il mercato, ma, significa anche bloccare completamente interi team di progettazione e sviluppo per tempi medio-lunghi (si parla di avere prodotti pronti al lancio in 2 cicli / 4 settimane ma completi e di ottima qualità dopo qualche mese).
Non è da nascondere che nel nostro mercato non sempre si punta alla qualità e che i clienti chiedono spesso una chiusura del progetto in tempi brevi e con costi contenuti.
Questo cozza nella pratica di tutti i giorni con la pratica definita precedentemente e succede così che chi fa “agile” si trova strozzato in pochi cicli, in tempi impossibili o semplicemente deve affrontare più progetti “mediocramente” perchè non ha i fondi per affrontarne uno “seriamente”.
Alla fine il risultato è sempre lo stesso: il prodotto è incompleto o di scarsa qualitÃ
La domanda che dunque mi pongo è bisogna cambiare la mentalità della clientela/mercato portandola a comprendere i vantaggi di questi processi oppure identificare nuove strade che intermedino il tutto?
di Luca Mascaro alle 16:46
Anche quest’anno si terrà in italia, a Prato l’11 e 12 dicembre, il summit sull’architettura dell’informazione giunto alla sua terza edizione.
Si discuterà di scienze dell’informazione, teorie della classificazione, logica, biblioteconomia, user experience, web design, psicologia ed ergonomia, industrial design tutti unificati e volti al come rendere più semplice ma entusiasmante la relazione tra l’utente e l’informazione digitale.
L’anno scorso ho presentato l’interfaccia di Facetag e i suoi nuovi approcci per navigare l’informazione mentre quest’anno pensavo di proporre un paper legato alle interfacce adattative e contestuali sempre più legate ai sistemi informativi. Questo è un’argomento a cui mi sono particolarmente interessato negli ultimi mesi perchè credo che queste interfacce faranno sempre più parte del futuro dei servizi online specialmente in mobilità ma in ogni caso vi chiedo, è un tema che vi potrebbe interessare?
In ogni casò sicuramente parteciperò al Summit e al suo ambiente interessante e dinamico, chi viene?
di Luca Mascaro alle 08:46
La griglia è a mio vedere uno degli elementi fondamentali per la sostenibilità di una qualsiasi interfaccia. Per esempio sulla griglia si basa il presente e il futuro di ciò che potrà essere presentato su un sito in termini di struttura ed elementi di contenuto.
Da anni si discute sul come strutturare al meglio una grigli intermediando esigenze di risoluzione, di contenuti, di elementi dalla dimensione standardizzata (es: la pubblicità ) e di percezione visiva senza però trovare una soluzione unica che si adatti a tutte le interfacce.
Fino ad oggi chi ha fatto il ragionamento più esteso e approfondito sulle griglie è stato Khoi Vinh con l’aiuto di Mark Boulton presentando durante SXSW Interactive una riflessione completa su come strutturare una griglia.
Comunque elidendo i ragionamenti più teorici sulla strutturazione delle griglie (che in genere vengono definite a livello di wireframes) vi è quasi sempre stato un problema a mantenerle poi coerenti nel visual design e nell’implementazione.
Oggi Nathan Smith ci da una mano nel risolvere questa problematica proponendo il 960 Grid System una libreria pronta per creare griglie a 12 e 16 colonne regolari all’interno di wireframes, photoshop e CSS.
Questa griglia è molto interessante per accellerare la progettazione e lo sviluppo ed eccelle nelle caratteristiche di percezione anche se pecca notevolmente nell’integrare i formati pubblicitari.
In ogni caso vi suggerisco di provarla
di Luca Mascaro alle 17:40
Ultimamente ho iniziato ad usare come riferimento Knol al posto di Wikipedia cercando di approfondire alcuni argomenti legati alle interfacce utente e ai processi mentali.
Utilizzandolo ho notato come il modello di Knol nonostante abbia una maggiore frammentazione delle informazioni fornisce una qualità di approfondimento eccelsa data dal modello “articolo personale” adottato da questa piattaforma. In pratica è facile trovare più articoli di più esperti, relazionati tra loro, che forniscono uno spettro molto ampio di punti di vista.
Se a questo unite l’indice di reputazione dell’autore/articolo, la discussione e tutti gli strumenti presenti in wikipedia è facile accorgersi di come a volte è molto più importante avere uno spettro di informazione più ampio (anche se a volte contrastante) piuttosto che unificato ed intermediato.
La verità non esiste, esiste una realtà personale fatta di punti di vista e questa realtà si può definire come conoscenza personale; conoscenza che Knol sa raccogliere molto bene.
Questo concetto tra l’altro può anche racchiudere in parte il concetto di personal knowledge management che abbiamo discusso più volte con Gianandrea dove si immaginava che un’utente in un suo spazio personale potesse gestirsi il suo punto di vista conoscitivo confrontandolo con quello comune.
Personalmente alla fine ritengo che in generale il valore della conoscenza sta proprio nella prospettiva più ampia regolata però dai vari indicatori di reputazione che fanno emergere la versione più comunemente accreditata.
di Luca Mascaro alle 08:24
Google Chrome, il nuovo browser targato Google, è un’artefatto difficile da giudicare principalmente perchè non presenta alcuna innovazione rilevante in confronto ai suoi competitors, come in molti affermano da ore in rete.

Provandolo effettivamente sembra un browser ben fatto ma che non colpisce per alcun aspetto in particolare. Volendo andare nel dettaglio le uniche tre piccole rivoluzioni che possono suscitare interesse sono l’application shortcut che aiuta a portare sul desktop le applicazioni in rete (che però è in pratica Prism), il pannello download in primo piano e il fatto che i tab vadano in tilt singolarmente
Ma perchè Google ha fatto un browser così?
Mi sono posto questa domanda un paio di volte da ieri sera e la risposta a mio vedere è abbastanza lampante nella sua semplicità .
Google ha fatto un browser per il popolo della rete (detto in altri termini non per geek) semplificandolo molto nelle sue features e rendendolo estremamente facile da usare… il che è esattamente ciò che ha detto il responsabile del progetto di Chrome nella presentazione di ieri sera “volevamo fare un browser semplice come la nostra homepage”, arricchita poi dalla motivazione in rete.
Questa strategia di prodotto nel mondo del design ha una base di citazioni di decine di casi ma è anche molto difficile da perseguire (la “featurite” ci perseguita) ma in questo caso è stata applicata molto bene e che a mio vedere porterà Chrome al successo.
Resta poi un’altro fatto legato al successo di questo neonato: per molte persone internet è Google.
Mio padre (vecchietto di 68 anni a cui voglio molto bene
ha una fiducia incondizionata in Google considerandolo “internet”, la porta di entrata della rete. Dunque il giorno che troverà sulla homepage una scritta che gli dirà “accedi ad internet direttamente dal tuo desktop con il browser di google” lui probabilmente lo farà e si troverà molto, molto, bene