Publishing digitale su iPad e il futuro dell’editoria

1. Applicazione ad hoc vs pubblicazione su bookstore

La maggior parte delle discussioni ad oggi si è focalizzata sulla difficile scelta di sviluppare applicazioni dedicate o aggregarsi a piattaforme di pubblicazione come Zinio o pubblicare semplicemente su apple bookstore.

Di fatto ragionando che alla fine il margine operativo economico è praticamente lo stesso il tema centrale per questa scelta sta diventando sempre più il rapporto tra contenuti di qualità e potenziale bacino d’utenza. Di fatto le applicazioni sono perfette per distribuire contenuti premium o comunque “cofanetti digitali” / “special edition” di prodotti già pubblicati su formati tradizionali ma chiaramente tali contenuti vanno valorizzati con un’esperienza d’uso eccezionale che richiede ad oggi ancora investimenti spesso proibitivi per la maggior parte dei piccoli editori.

2. Esperienza d’uso attraverso nuove metafore

Su iPad riproporre esperienze d’uso già viste su carta, web o anche iPhone si stà sempre più rivelando inefficace, o almeno incapace di bloccare la strada a competitor che sfruttano realmente le capacità del dispositivo nel concepire e realizzare prodotti eccezionali.

Il caso degli ultimi giorni è Flipboard (al di fuori delle varie polemiche sul blocco della piattaforma) che ha praticamente dominato le mie lunghe telefonate con vari publisher. Di fatto Flipboard è un aggregatore RSS chiuso che però propone un’esperienza d’uso più vicina alla metafora del quotidiano (maggiormente adatta all’iPad date le sue caratteristiche fisiche) e questo gli da magicamente un tasso di maggiore adozione in confronto di altre piattaforme comunque eccezionali come Pulse (fantastica app per leggere feed ma che alla fine viene usata relativamente).

Di fatto guardando il video si capisce bene come questa è un’esperienza sicuramente più confortevole su questa piattaforma.

3. Interazione tra contenuti e orientamento

Il contenuto è il Re su iPad e questo lo stiamo notando ogni giorno nel progettare le applicazioni e mostrare il risultato ai clienti (l’effetto wow di un contenuto HD a pieno schermo è assicurato).

Questo contenuto non è solo ciò che viene fruito ma ciò che veicola di fatto l’interazione tanto che su iPad si può affermare che l’utente non interagisce con l’interfaccia ma direttamente con i contenuti che di fatto veicolano l’affordance stessa nell’uso.

Vi è però una riflessione ulteriore che sto portando avanti da un paio di mesi con alcune persone, il concetto di interazione tra contenuti. Su iPad infatti si intravvedono delle applicazioni come Popular Science+ dove di fatto l’interazione uomo-contenuti è di fatto multidimensionale.

Tu come utilizzatore interagisci con un contenuto e lui magicamente interagisce con altri contenuti creando un’esperienza d’uso di fruizione unica che di fatto ti immerge nella fruizione quasi come fosse un videogioco.

4. Semplicità di pubblicazione vs esperienza d’uso immersiva

Resta infine la riflessione interna all’editore legata alla semplicità nel pubblicare i contenuti. Infatti bisogna comunque considerare che l’impegno interno da parte dell’editore non può essere infinito e questo spesso va a scapito dell’esperienza d’uso.

In pratica negli ultimi due mesi si sono viste una miriade di riviste e quotidiani pubblicati su iPad attraverso la metafora dello sfogliatore che di fatto fanno riferimento a delle piattaforme di pubblicazione “già pronte” come Paperlit che permettono in tempi e budget contenuti di poter pubblicare facilmente i propri contenuti partendo dal formato pdf.

Il problema è che questi progetti stanno ad oggi dando ritorni d’investimento relativi (i costi sono bassi ma anche le potenziali entrate) e ci si stà rendendo conto che solo prodotti premium con esperienze d’uso molto più dedicate possono dare un ROI interessante.

È per esempio il caso di Wired che attraverso la Digital Publishing Plattform di Adobe offre un’esperienza di fruizione totalmente dedicata dove ogni articolo ha interazioni particolareggiate e un completo adattamento al formato verticale e orizzontale del contenuto.

Questa soluzione sembra ad oggi quella di eccellenza per questi nuovi scenari ma restano comunque forti dubbi sull’impegno economico per tirare su un’applicazione e soprattutto per il peso stesso di questi contenuti (un numero di una rivista arriva a pesare fino a 500 mb).

Update: nell’elenco di soluzioni mi ero dimenticato una delle migliori alternative alla piattaforma di Adobe, la piattaforma Digital Magazine di Woodwing che con il medesimo meccanismo di pubblicazione della prima offre anche delle opportunità avanzate sulla gestione delle sottoscrizioni.

In ogni caso questi sono i 4 spunti su cui il mercato dell’editoria digitale sta riflettendo, voi che ne pensate?

  1. Pingback: Tre visioni sul futuro dei libri secondo IDEO | Luca Mascaro dot info

  2. Visto che avete citato Paperlit, volevo segnalarvi una soluzione simile che abbiamo creato che svolge molte delle stesse funzioni ma anche alcune sociali come la condivisione su Facebook. Sono soluzioni semplificate per il porting su queste nuove piattaforme per evitare investimenti maggiori.

    http://www.padpyrus.com/

    Davide

  3. Davide c’è già qualche applicazione esemplificativa della vostra soluzione sullo store? così per giudicarne la qualità

  4. Ciao Luca, condivido in parte molte delle tue riflessioni. Credo però che stai tralasciando un punto quando parli di redditività delle App per gli editori: il mercato è solo all’inizio e tutto dipende dalla base installata di device. Questo significa che una soluzione può dare più redditività di un’altra anche solo in base al device utilizzato. Sarà iPad? Sarà Android (persino Amazon si fa il suo store android)? Il futuro dell’editoria passa da…non si sa ancora chiaramente secondo me, è ancora da scrivere.

  5. Ciao Roberto, condivido il tuo spunto ed il macro-punto sopra la questione quale piattaforma tecnologica adottare su iPad è indubbiamente quella.

    Con l’avvento di tutti questi nuovi device sicuramente lo scenario muterà nel tempo ma ad oggi il mercato è nettamente sbilanciato sull’ipad.

    L’ipad in pochi mesi è diventato il primo e-bookshop reader al mondo, ha abilitato una grandissima massa di persone ad iniziare a leggere su schermo (non voglio aprire una polemica in mezzo, anch’io preferisco usare il kindle per leggere) e sta uccidendo il mondo dei netbook in più nazioni.

    Questo punto fa si che ad oggi la maggior parte degli editori diriga i propri pochi fondi proprio sulla piattaforma della mela il che ci riporta al mio articolo.

    La vedi in modo differente?

  6. Ciao Luca, lavoro con e nei quotidiani da molto tempo e credo che ci sia ancora molta confusione nel focalizzare gli obiettivi. La sbornia da Ipad non è ancora passata e la parola più in voga è ‘digitale’ contrapposta a cartaceo, ma la struttura portante in questo momento è ancora quella dell’edicola ed i flussi di lavoro delle postproduzioni non sono sentiti in redazione e tra i proto come fondamentali.
    Si dovrà secondo me passare comunque attraverso sistemi editoriali che integrino la pubblicazione su Ipad dei pdf (con arricchimenti ‘easy’) e prodotti ‘premium’ utilizzati come vetrina più che come idea di prodotto su cui convergere (La Vita Nova del Sole per esempio).
    La crisi certamente aiuterà a schiarirsi le idee, a vincere le forti resistenze sindacali dei cdr e ad evolvere, ma indovinare in che direzione al momento mi sembra un azzardo.

  7. Marco, concordo con la tua valutazione della parte interna, resta comunque la questione di aspettative interne del management rispetto alle aspettative del mercato che puntano (come tu sottolinei) al digitale.

    Sono perfettamente concorde che mancano tutta una serie di passaggi di integrazione ma resta il fatto che la sfida per uscire dalla crisi si faccia oggi anche tramite il servizio multicanale o fferto e tramite le decenne pubblicitarie dei canali digitali non credi?

    Resta comunque il punto fondamentale di dover cambiare il modo di lavorare delle redazioni dove personalmente auspico e suggerisco sempre il modello NYTimes e CNN.