Sono oramai già passati tre mesi da quando il tema iPad è arrivato in Sketchin portando con se tutta una serie di riflessioni progettuali e di osservazioni sul campo tratte dai tre progetti che stiamo portando a termine e che verranno (speriamo) lanciati a settembre.
L’impegno principale su questo tema non è stato però attorno alla progettazione in se quanto più alle molteplici riflessioni fatte con i vari editori svizzeri e italiani sul come portare i loro contenuti premium su questa piattaforma valorizzandoli attraverso un’esperienza d’uso eccellente. Infatti sta sempre più emergendo l’aspetto dell’esperienza utente e del design dell’applicazione come centrale per avere un minimo successo sull’application store.
In ogni caso queste infinite riflessioni ad oggi non hanno ancora trovato una fine certa (probabilmente tireremo le prime conclusioni una volta che le applicazioni saranno distribuite e vedremo i fatti) ma sicuramente si sono concentrate su quattro punti che vorrei condividere per discuterne e giungere in maniera collettiva alle conclusioni a fine settembre.
1. Applicazione ad hoc vs pubblicazione su bookstore
La maggior parte delle discussioni ad oggi si è focalizzata sulla difficile scelta di sviluppare applicazioni dedicate o aggregarsi a piattaforme di pubblicazione come Zinio o pubblicare semplicemente su apple bookstore.
Di fatto ragionando che alla fine il margine operativo economico è praticamente lo stesso il tema centrale per questa scelta sta diventando sempre più il rapporto tra contenuti di qualità e potenziale bacino d’utenza. Di fatto le applicazioni sono perfette per distribuire contenuti premium o comunque “cofanetti digitali” / “special edition” di prodotti già pubblicati su formati tradizionali ma chiaramente tali contenuti vanno valorizzati con un’esperienza d’uso eccezionale che richiede ad oggi ancora investimenti spesso proibitivi per la maggior parte dei piccoli editori.
2. Esperienza d’uso attraverso nuove metafore
Su iPad riproporre esperienze d’uso già viste su carta, web o anche iPhone si stà sempre più rivelando inefficace, o almeno incapace di bloccare la strada a competitor che sfruttano realmente le capacità del dispositivo nel concepire e realizzare prodotti eccezionali.
Il caso degli ultimi giorni è Flipboard (al di fuori delle varie polemiche sul blocco della piattaforma) che ha praticamente dominato le mie lunghe telefonate con vari publisher. Di fatto Flipboard è un aggregatore RSS chiuso che però propone un’esperienza d’uso più vicina alla metafora del quotidiano (maggiormente adatta all’iPad date le sue caratteristiche fisiche) e questo gli da magicamente un tasso di maggiore adozione in confronto di altre piattaforme comunque eccezionali come Pulse (fantastica app per leggere feed ma che alla fine viene usata relativamente).
Di fatto guardando il video si capisce bene come questa è un’esperienza sicuramente più confortevole su questa piattaforma.
3. Interazione tra contenuti e orientamento
Il contenuto è il Re su iPad e questo lo stiamo notando ogni giorno nel progettare le applicazioni e mostrare il risultato ai clienti (l’effetto wow di un contenuto HD a pieno schermo è assicurato).
Questo contenuto non è solo ciò che viene fruito ma ciò che veicola di fatto l’interazione tanto che su iPad si può affermare che l’utente non interagisce con l’interfaccia ma direttamente con i contenuti che di fatto veicolano l’affordance stessa nell’uso.
Vi è però una riflessione ulteriore che sto portando avanti da un paio di mesi con alcune persone, il concetto di interazione tra contenuti. Su iPad infatti si intravvedono delle applicazioni come Popular Science+ dove di fatto l’interazione uomo-contenuti è di fatto multidimensionale.
Tu come utilizzatore interagisci con un contenuto e lui magicamente interagisce con altri contenuti creando un’esperienza d’uso di fruizione unica che di fatto ti immerge nella fruizione quasi come fosse un videogioco.
4. Semplicità di pubblicazione vs esperienza d’uso immersiva
Resta infine la riflessione interna all’editore legata alla semplicità nel pubblicare i contenuti. Infatti bisogna comunque considerare che l’impegno interno da parte dell’editore non può essere infinito e questo spesso va a scapito dell’esperienza d’uso.
In pratica negli ultimi due mesi si sono viste una miriade di riviste e quotidiani pubblicati su iPad attraverso la metafora dello sfogliatore che di fatto fanno riferimento a delle piattaforme di pubblicazione “già pronte” come Paperlit che permettono in tempi e budget contenuti di poter pubblicare facilmente i propri contenuti partendo dal formato pdf.
Il problema è che questi progetti stanno ad oggi dando ritorni d’investimento relativi (i costi sono bassi ma anche le potenziali entrate) e ci si stà rendendo conto che solo prodotti premium con esperienze d’uso molto più dedicate possono dare un ROI interessante.
È per esempio il caso di Wired che attraverso la Digital Publishing Plattform di Adobe offre un’esperienza di fruizione totalmente dedicata dove ogni articolo ha interazioni particolareggiate e un completo adattamento al formato verticale e orizzontale del contenuto.
Questa soluzione sembra ad oggi quella di eccellenza per questi nuovi scenari ma restano comunque forti dubbi sull’impegno economico per tirare su un’applicazione e soprattutto per il peso stesso di questi contenuti (un numero di una rivista arriva a pesare fino a 500 mb).
Update: nell’elenco di soluzioni mi ero dimenticato una delle migliori alternative alla piattaforma di Adobe, la piattaforma Digital Magazine di Woodwing che con il medesimo meccanismo di pubblicazione della prima offre anche delle opportunità avanzate sulla gestione delle sottoscrizioni.
In ogni caso questi sono i 4 spunti su cui il mercato dell’editoria digitale sta riflettendo, voi che ne pensate?


