Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi

Di base analizzando gli attuali casi di successo si delineano cinque modelli non esclusivi che di fatto coprono le varie forme di servizio.

1. Servizio

1 Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi

Il modello di servizio web è tradizionalmente l’offerta di una soluzione attraverso l’interfaccia classica del browser ed è il modello attualmente utilizzato almeno dal 99% del mercato.

2. Servizio multicanale

2 Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi

Il servizio su più canali è un’estenzione del servizio web su delle interfacce di commodity che coprono tipicamente differenti devices come i telefoni cellulari o gli smartphone. Le caratteristice fondamentali sono che il canale alternativo viene offerto come un puro gadget senza alcun valore aggiunto dato dalle caratteristiche del contesto d’uso e che l’interfaccia alternativa non sempre è basata su tecnologia web ma a volte è un’applicazione installata (es: applicazioni per iphone)

3. Servizio + API

3 Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi

Il servizio che offre la sua interfaccia API al mondo abilita per la prima volta attori (o servizi) terzi di sfruttare il patrimonio informativo e funzionale del servizio originario per costruirne dei servizi derivati. Questo modello permette per esempio a degli attori esterni di costruire interfacce sui diversi canali o integrarli nei loro servizi arricchendoli e distribuendo in maniera scalare i costi di produzione.

4. Piattaforma

4 Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi

Un servizio che si pone come piattaforma (es: facebook) permette sempre attraverso delle API di sviluppare applicazioni terze che usino il suo patrimonio informativo e funzionale ma questa volta all’interno del servizio originario. Questo vuole dire che la piattaforma gestisce tutte le regole di integrazione, distribuzione ed interfaccia. Così facendo la piattaforma cresce internamente di valore grazie alla miriade di applicazioni integrate in essa che allo stesso tempo ne beneficiano in termini di vantaggi di visibilità e distribuzione.

5. Ecosistema

5 Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi

Ed eccoci giunti all’ultima generazione di servizi, gli ecosistemi. Gli ecosistemi sono servizi multicanale che condividono un cuore funzionale distribuendo però interfacce inteligenti su tutti i canali. In pratica c’è un’idea centrale di come funziona il sistema che però viene derivata su web, pc, mac, iphone, ipod, web mobile, ecc… sfruttando al massimo le caratteristiche contestuali dell’ambiente d’uso a vantaggio dell’intero ecosistema. Il vantaggio è che l’utente si trova a sfruttare al massimo il servizio sempre e ovunque ottenendo un’esperienza d’uso integrata e continua.

Osservando il mercato si possono osservare due sotto-modelli di ecosistemi quelli verticali o orizzontali. Gli ecosistemi verticali (es: evernote) ti permettono semplicemente di usare al meglio il servizio sul devices utilizzato, invece gli ecosistemi orizzontali (es: ipod + itunes + apple store) sono formati da un’insieme di oggetti/applicazioni/servizi complementari che oltre a massimizzare l’uso del servizio ti portano a fare alcune attività supplementari trasversalmente (es: acquistare musica dall’apple store attraverso l’ipod).

Devo dire che nella realtà odierna dove un’applicazione sa dove inizia ma non sa mai dove finisce (sarà più di successo la versione web, iphone o desktop?) e dove l’internet mobile cresce esponenzialmente il modello dell’ecosistema è quello che promette bene in quanto porta a sfruttare al massimo ogni singolo canale / opportunità di mercato.

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  2. Aggiungerei alla descrizione degli ecosistemi non solo gli strumenti su cui l’interfaccia è fruita, ma anche gli utenti stessi. Ovvero un’interfaccia che sia in grado di riconoscere l’utente e ad adattarsi alle sue scelte e al suo modo di rapportarsi. Non una cosa basata sulla profilazione, ma su un mix di osservazioni d’uso (automatiche) e scelte consapevoli dell’utente.
    Ovvio che un’interfaccia adattativa si possa applicare anche nelle altre tipologie di applicazione, ma nell’ecosistema, secondo me, assume un’importanza ancora maggiore, proprio perché da subito è necessario ragionare in modo svincolato dallo schermo del computer.

  3. Eheh era il tema di uno dei miei prossimi post nonchè della presentazione che vorrei tenere all’iasummit. Di fatto le interfacce adattive entrano parecchio in gioco da qui in avanti ma è anche vero che nella realtà attuale i modelli stabili possono vivere anche senza.

  4. Visto il bel post di luca e lo stimolo di federico aggiungerei come svilippo ulteriore la co-costruzione di una interazione sempre più complessa da parte di feedback reciproci tra utente e interfaccia. Dal alla interazione alla relazione, dalla ergonomia cognitiva alla ergonomia emotiva.

  5. Yeah, il che è più o meno quello che sto esplorando con il concetto di Playful UX e con l’applicazione di tecniche di game design sulla progettazione web. C’è un mondo lì. Affascinante.

  6. Infatti, io e te siamo complementari come “esplorazioni”, era emerso qualche mese fa parlandone con Bru :)

  7. Federico la playfull UX secondo me però è un concetto parallelo che sicuramente tocca gli ecosistemi ma non si confonde. Recentemente tra l’altro ho visto delle contaminazioni di alcuni videogiochi (eve online) verso la piattaforma (un’applicazione per iphone che ti fa seguire i progressi del tuo personaggio.

    Gian anche il tuo spunto è corretto ed è molto correlato con le interfacce adattive che per me sono materia di studio pesante in questo momento anche perchè le sto sperimentando in un paio di progetti reali.

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