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Archivi della tematica "Uncategorized"

 
 

November 20, 2007

During the latest Italian Information Architecture Summit i can discuss (and interview) with Eric Reiss, writer and one of the most influential figures on the European information architecture/usability scene, about the difference between User Centered Design and User Driven Design in the real life works.

The answer is brilliant!

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Cena a Como

di Luca Mascaro alle 13:07

Ieri sera ho passato una splendida serata (almeno per la prima parte) facendo una cena con tanti amici bloggers. Durante la serata gli argomenti non sono mancati e si è passati dallo spiegare ai meno esperti alcune professioni all’immaginare le vacanze ideali di un blogger.

Volevo dunque ringraziare tutti coloro hanno partecipato e che Gaspar ha aggregato in forma cartacea :)

Elena Trombetta
Francesco Goffredo
Luca Zappa
Francesco Armando
Giorgio Bardaglio
Mauro Migliavada
Andrea Perotti
Giuseppe De Spuches
Giovanni Corti
Roberto Reposo
Francesco Lietti
Valentina Orsucci & marito
Elena Marchiori
Alessandro Inversini
Leonora Giovanazzi
Roberto Dadda

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November 19, 2007

Michele Lovino ci presenta una serie di opportunità tecnologiche/progettauli legate al Context Awareness (tecnologia sensibile al contesto) e all’Ubiquitous computing (tecnologia invisibile integrata nell’ambiente).

Infatti oggi è possibile progettare e realizzare oggetti connessi, che interpretano perfettamente il concetto di esperienza ponte tra fisico e digitale, ad un costo contenuto grazie alla riduzione del costo della tecnologia HW, un esempio per tutti è ORB una sfera connessa che indica l’andamento dei propri titoli in borsa.

Con questa tecnologia disponibile è ora possibile estendere dei principi di navigazione e architettura dell’informazione anche verso oggetti fisici, nascono così i primi oggetti come Winem, un contenitore per bottiglie di vino connesso che implementa la possibilità nel mondo fisico di consultare i vini contenuti per caratteristiche attraverso delle faccette.

Tecnologia RFID, acquisizione di metainformazioni dalla rete e rappresentazioni cromatiche rappresentano così il cuore di questo interessantissimo oggetto connesso.

Dunque materie come l’information architecture e l’interaction design si fondono per concepire una nuova generazione di oggetti… ma come possiamo fare a crearli (o almeno prototiparli)?

Attraverso piattaforme di prototipazione per l’elettronica (open hardware / open software) recentemente emerse che oggi sono disponibili a costi contenuti come Wiring (un po’ costosa e diffile da gestire) o Arduino (di cui troviamo anche un ottima knowledge base di esempi) e con linguaggi di sviluppo semplici e di alto livello come Processing.

Arduino per chi inizia (considerando che si tratta di apparecchi elettrici) è la più interessante poichè nonostante sia meno completa di Wiring è semplice, economica ed espandibile anche se non si cura molto della possibilità di errori.

So cosa fare il prossimo week end :)

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Jess ragiona in termini più larghi della normale progettazione andando a toccare nel suo intervento un punto che anchio reputo molto critico, l’intermediazione della progettualità verso il mondo del business.

Già oggi non si può parlare solo di architettura dell’informazione ma di esperienza utente che è composta da una forte disciplinarità sia in ambito progettuale sia realizzativo verso vari aspetti di un prodotto… però questo inizia a non bastare. Le professioni, gli approcci e i processi per la progettazione della UX stanno raggiungendo in alcuni casi il loro limite, limite oltre il cui si intravvedono aspetti di pura business consultancy… ma cosa si intende con questo?

Jeff intende che arrivati ad un certo livello non si può più ragionare unicamente in termini di utente/utilizzatore come elemento centrale del lavoro del progettista ma lo stesso progettista deve iniziare ad allargare la sua visione verso i business need.

Dunque propone di utilizzare le competenze di comprensione ed indagine che i progettisti usano verso gli utenti per analizzare i clienti, comprenderne i business goal ed il loro contesto economico/finanziario, il tutto per cercare di trovare quell’area di sovrapposizione tra business e user need focalizzandoci gli sforzi creando così il “value centered design”.

Questo paradigma è molto interessante in quanto è pensato per ottenere il miglior ROI: return of investment, quello che è importante sia per il businessman sia per l’utente contemporaneamente che simpaticamente chiama ROE: Return of experience.

Jeff approfondisce durante la presentazione il tema contrapponendo e paragonando gli aspetti produttivi (Framing, Problem solving, Function and Form, Style, ect.) con gli aspetti compresi dal nostro cliente: Soldi, Margine, Velocità e Crescita … fino a quando i designers non saranno in grado di comprendere questi aspetti contemporaneamente non si arriverà mai alla Design Maturity.

Un comodo toolbox per aiutarci a comprendere gli aspetti del business ci vengono in aiuto quattro punti che devono essere chiari a tutti all’inizio del progetto e a cui anche i designer devono saper dare una risposta:

  1. qual’è il rischio del progetto (ricordiamoci che il 66% dei progetti IT fallisce)?
  2. qual’è la ricompensa?
  3. quale potrebbe essere l’inerzia nell’adozione da parte del mercato?
  4. quanto è vendibile la soluzione dagli intermediari?

ricordando sempre che è necessaria avere una visione a lungo termine visto che spesso prodotti adottati da visionari non verranno mai adottati dal grande pubblico.

Insomma la sfida che lancia Jeff per i designer di oggi è: come possiamo aiutare la parte business con la UX? Dove nel business dobbiamo fare realmente la differenza?

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Ecco un grande dell’IA che inizia chiedendo “qualcuno parla danese?” :)

Eric fa una riflessione molto profonda (e difficilmente reinterpretabile in queste poche righe) lanciando subito uno spunto: Il primo link della storia sono stati gli acquedotti italiani che portavano in se anche una forte innovazione “l’arco”.

Ma cosa vuole dire innovare? la definizione di innovazione da dizionario “innovazione: l’introduzione di qualcosa di nuovo” secondo lui è veramente pessima in quanto non introduce un valore positivo della stessa.

Per Eric qualcosa di innovativo è qualcosa di utile, dunque emergono alcune motivazioni alquanto futili per innovare tra cui:

  • differenziare il prodotto
  • per essere differenti
  • per soddisfare il vostro ego

… motivazioni che stranamente sono il credo di una buona parte degli innovatori.

Eric spinge ancora più in la la sua riflessione dicendo che “spingere fino hai limiti non è innovazione” e che alla fine esiste una sola ragione per innovare… risolvere un problema!!!

Emergono così una serie di regole/pattern/leggi (chiamatele come preferite) che Eric dimostra in modo molto brillante e che vanno tenute in conto per una buona innovazione:

  • Prima legge dell’innovazione: se un innovazione non risolve un problema, ne creerà un altro.
  • Seconda legge dell’innovazione: I problemi non esistono nel vuoto e le soluzioni spesso hanno conseguenze inattese.
  • Terza legge dell’innovazione: un innovazione potrebbe capitare per caso
  • Quarta legge dell’innovazione: chi innova conosce e comprende le regole, questa è la differenza tra innovazione e idiozia
  • Quinta legge dell’innovazione: le soluzioni intuitive non hanno bisogno di istruzione (chiaramente considerandone il contesto d’uso… l’intuizione va bene per un sito ma per un applicativo serve l’istruzione)
  • Sesta legge dell’innovazione: gli inventori competono (che patentano) mentre gli innovatori collaborano (e sono ovunque)

Si esce dalla presentazione di Eric avendo compreso molto bene che invenzione e innovazione quasi mai collimano, che chi innova spesso infrange le regole esistenti ma non ne crea di nuove, che il più grande ROI è quando l’utente percepisce il suo problema come maggiore dello sforzo per imparare l’innovazione e che bisogna assolutamente distinguere innovazione da moda!

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Siamo dunque giunti al secondo summit italiano di architettura dell’informazione in un ambientazione moderna ma tremendamente fredda (atmosfericamente parlando).

Immediatamente si vedono (o si vedranno durante la giornata) tutta una serie di amici con Stefano Bussolon, Emanuele Quintarelli, Luca Rosati, Andrea Resmini, Fullo e Totanus con cui i discorsi (sulla fisica del gatto imburrato) si sono sprecati.

Inizia, dopo l’introduzione di Andrea Resmini a nome del board, Gianluca Salvatori assessore alla programmazione, ricerca e innovazione della provincia autonoma di Trento che pone una riflessione su come i temi dell’organizzazione dell’informazione e più a largo spetto l’ICT siano vitali per l’evoluzione tecnologica, dei processi aziendali, produttivi e di distribuzione. Purtroppo la realtà locale, italiana e in secondo piano quella Europea si sono trovate con minori investimenti a confronto della realtà Americana, trovandosì così di fronte ad un sovraccarico di aspettative da parte dei clienti che a volte a portato a delusione.

Questo effetto si è visto anche in altro modo nella riorganizzazione/re-ingegnerizzazione dei processi delle aziende attraverso le tecnologie dell’informazione dove i grandi casi di successo del mondo (cita Blockbuster) hanno avuto il coraggio di ricostruire completamente (… innovando) la loro organizzazione mentre le realtà che purtroppo vediamo oggi nel sistema Italia si è purtroppo fortemente orientata ad una stratificazione dei sistemi informativi dove sistemi di nuova generazione si incastrano su processi di 20 anni fa.

Oggi le aziende di successo presentano processi maggiormente modulari dove la sincronia è basata sui sistemi informativi diventando così più simili ad aziende “Lego” che ad aziende come la Ford degli inizi del 900′. In questa realtà la condivisione di conoscenza sia all’interno, sia all’estero nell’impresa risulta la chiave del successo per permettere tale modularità.

Una visione personalmente chiara e condivisibile.

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November 15, 2007

Domani si terrà a Trento l’Italian Information Architecture Summit 2007 dove verrà trattato il mio pane quotidiano.

Per l’occasione, oltre a sponsorizzare l’evento e presentare sketchin, presenterò il ciclo di progettazione che abbiamo effettuato su FaceTag in cui potrete sapere tutte le riflessioni (alcune malate) che mi sono venute in mente mentre ne progettavo la nuova interfaccia.

A domani dunque ;)

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24 ore dopo la lunga coda

di Luca Mascaro alle 11:17

Ho aspettato 24 ore prima di porre una riflessione finale sulla serata di ieri dove Chris Anderson ha presentato la teoria della Lunga Coda e lo spunto con cui mi trovo ora è fortemente legato alla nuova moneta di scambio, il link, che rappresenta la reputazione di cui una persona gode e fin qui nulla di nuovo ma l’aspetto interessante è la cessione di link.

Il meccanismo dove reputazione e credibilità passano di link in link in fondo non è nient’altro che il meccanismo naturale con cui ci comportiamo nella vita quotidiana e con cui funzionano tutti i sistemi sociali che conosco… talmente evidente che mi sembra assurdo che fino a 5 anni fa nessuno se ne fosse accorto… da rifletterci su approfonditamente.

Comunque, volevo salutare i miei compagni d’avventura Giovanni Boccia Artieri, Marco Zamperini, Matteo Balzani, Adriano Gasparri, Zeno Tomiolo, Leo Sorge, Alessio Iacona, Tony Siino, Elena Franco, Giovanni Barbieri, Paolo Valdemarin, Johnnie Maneiro, Francesco Federico, Vittorio Pasteris, Davide Turi, Luca Sartoni, Francesco Fullone, Cristian Conti, Tom, Lele Rozza con cui ho condiviso questa esperienza cena compresa dove tra l’altro ho rivisto una miriade di amici.

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November 14, 2007

Una slide (fonte Google) che presenta il nuovo mercato e i suoi “dominatori”

L'economia della nuova lunga coda

Una nuova economia che tende verso il basso, non influenzabile, ascoltabile ma soprattutto dominata da milioni di persone che di fatto hanno un megafono!

update (a parte Gentiloni che sta scivolando a piedi pari) guardatevi questo video che da una visione del futuro:

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Gli esempi di come sono cambiate le regole proseguono: viaggi, editoria, moda, macchine, user-generated fashion, musica, media, … il tutto è un mercato di fatto “liquido” basato sul passaparola (dove la fiducia passa dal grande al piccolo) e che sta portando al superamento del picco di crescita massima di tutta l’economia tradizionale.

Piccola uscita… arriviamo all’incubo di Chris la long-tail sui media dove si passano i modelli di misurazione tradizionali per passare al modello unico mondiale “il link” gestito in primis da google e che rappresenta un voto, la fiducia, la raccomandazione e che porta traffico che non è neutrale e che porta una parte della reputazione da sito (da blogger) a sito (a blogger).

Da qui nascono i blogger, detentori del potere dell’economia odierno poichè trafficano in “reputazione” attraverso i link, comunicando ed influenzando in un modo che nessuno a mai nemmeno ipotizzato.

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