Negli ultimi mesi l’iPhone ha preso una fetta di tutto rispetto del mercato della telefonica mobile ma ancora più importante è diventato il device leader dell’internet mobile, anche quello europeo.
C’è chi oggi si ritrova il 60% degli accessi in mobilità al proprio sito da parte di iPhone e iPod ma dentro questo fenomeno c’è un fenomeno ancora più grande. Infatti gli affezionati utenti del melafonino non solo navigano normalmente in internet ma usano anche la connessione per decine di applicazioni installabili e raggiungibili a portata di tocco.
Da recenti statistiche di apple pare che ogni utente abbia installato almeno 2 ulteriori applicazioni a quelle di default che utilizzano la connessione per vivere e che le usino regolarmente.
Negli ultimi mesi personalmente ho seguito diverse conferenze sul tema e con mio team abbiamo lavorato sulla progettazione di alcune applicazioni e siti web ottimizzati per iPhone. Ultima di queste conferenze è stata l’iPhone Tech Talk World Tour a Roma dove apple ha presentato ufficialmente tecniche, statistiche, metodologie e case history sul come progettare e realizzare applicazioni per iPhone.
In Europa non ci sono ancora telefoni in commercio che implementano android come sistema operativo ma durante il 2009 bisognerà aspettarsi che almeno 35 produttori di telefonini andranno su questa piattaforma.
Per chi si occupa di web questo vorrà probabilmente dire un’incremento notevole nell’uso dell’internet mobile e una certa quantità di accessi ai propri siti attraverso il browser di Android. Ecco dunque uno screencast preparato da read/write web che fa vedere come funziona e che ci può aiutare a capire meglio come progettare le nostre applicazioni per mobile
Oggi è stata lanciata anche in Europa la nuova versione di Google per iPhone (annunciata in anteprima sul NYTimes) che introduce diverse caratteristiche molto interessanti sia da punto funzionale che di esperienza d’uso.
Troviamo la ricerca completa in rubrica, preferiti, recenti o location in cui ci si trova con un ottimo sistema di suggerimento di ricerca (sia totale che parziale). La funzionalità che però ci rende più attenti e la possibilità di fare ricerche in linguaggio naturale attraverso la voce, infatti con un meccanismo di riconoscimento vocale in remoto (registra in locale ed invia al server) Google ci abilita a controllare la sua applicazione con la nostra voce (in inglese).
Attraverso un sistema di inteligenza artificiale infatti l’algoritmo di google cerca di interpretare al meglio l’istruzione contestualizzandola poi in una ricerca.
In ogni caso per chi di voi non avesse un’iPhone per provarla e volesse rendersi ben conto di cosa sto parlando ho preparato un piccolo video di presentazione di questa applicazione.
Ieri sera stavo provando la nuova creatura di Mozilla Foundation: Fennec.
Fennec è un browser per dispositivi mobili (molto orientato a symbian al momento) derivato da firefox ma con un’interfaccia e una logica completamente studiata per schermi di piccole dimensioni.
Fennec fa della propria interfaccia il suo cuore avendo pensato molto bene alle priorità funzionali che un’utente necessita in mobilità . Ci troviamo così di fronte ad un’interfaccia molto semplice che concede il massimo dello spazio al contenuto e alle funzionalità primarie (bookmarks, search e reload) e porta in secondo piano tutte le funzionalità (come i tabs o gli strumenti di navigazione) che non sempre sono prioritarie.
Fennec introduce inoltre una gestione integrata della barra dell’URL, la ricerca, la storia e i preferiti spingendosi ancora oltre a ciò che è stato introdotto in firefox 3.
Probabilmente una volta sul mercato Fennec non sarà dominante suli dispositivi mobili ma prenderà sicuramente delle discrete quote di mercato offrendo così a chi sviluppa applicazioni web una piattaforma stabile, semplice e potente su cui appoggiarsi.
Sono appena arrivato a San Francisco e ho colto l’occasione del viaggio per riflettere un po’ su un intervento sull’agile design che ho seguito durante il Web 2.0 Expo di New York.
Seguire un design e uno sviluppo agile è il modello che ritengo in assoluto più affascinante per chi punta alla qualità . Un processo rapido e focalizzato al risultato che permette specialmente nel nostro settore di creare prodotti innovativi e funzionali in un modello crescente.
Insomma una vera e propria panacea per molti progetti dal punto di vista teorico ma che nasconde a mio vedere una serie di inconvenienti dal punto di vista della sostenibilità nel nostro mercato sud europeo.
Il punto è che i processi agili richiedono il coinvolgimento di figure di alto livello che collaborano tra di loro in periodi contigui di forte concentrazione.
Questo significa ottenere in tempi brevi prototipi o prime versioni funzionali del prodotto dalla qualità eccelsa e perfettamente in tempo per il mercato, ma, significa anche bloccare completamente interi team di progettazione e sviluppo per tempi medio-lunghi (si parla di avere prodotti pronti al lancio in 2 cicli / 4 settimane ma completi e di ottima qualità dopo qualche mese).
Non è da nascondere che nel nostro mercato non sempre si punta alla qualità e che i clienti chiedono spesso una chiusura del progetto in tempi brevi e con costi contenuti.
Questo cozza nella pratica di tutti i giorni con la pratica definita precedentemente e succede così che chi fa “agile” si trova strozzato in pochi cicli, in tempi impossibili o semplicemente deve affrontare più progetti “mediocramente” perchè non ha i fondi per affrontarne uno “seriamente”.
Alla fine il risultato è sempre lo stesso: il prodotto è incompleto o di scarsa qualitÃ
La domanda che dunque mi pongo è bisogna cambiare la mentalità della clientela/mercato portandola a comprendere i vantaggi di questi processi oppure identificare nuove strade che intermedino il tutto?
Si discuterà di scienze dell’informazione, teorie della classificazione, logica, biblioteconomia, user experience, web design, psicologia ed ergonomia, industrial design tutti unificati e volti al come rendere più semplice ma entusiasmante la relazione tra l’utente e l’informazione digitale.
L’anno scorso ho presentato l’interfaccia di Facetag e i suoi nuovi approcci per navigare l’informazione mentre quest’anno pensavo di proporre un paper legato alle interfacce adattative e contestuali sempre più legate ai sistemi informativi. Questo è un’argomento a cui mi sono particolarmente interessato negli ultimi mesi perchè credo che queste interfacce faranno sempre più parte del futuro dei servizi online specialmente in mobilità ma in ogni caso vi chiedo, è un tema che vi potrebbe interessare?
In ogni casò sicuramente parteciperò al Summit e al suo ambiente interessante e dinamico, chi viene?
La griglia è a mio vedere uno degli elementi fondamentali per la sostenibilità di una qualsiasi interfaccia. Per esempio sulla griglia si basa il presente e il futuro di ciò che potrà essere presentato su un sito in termini di struttura ed elementi di contenuto.
Da anni si discute sul come strutturare al meglio una grigli intermediando esigenze di risoluzione, di contenuti, di elementi dalla dimensione standardizzata (es: la pubblicità ) e di percezione visiva senza però trovare una soluzione unica che si adatti a tutte le interfacce.
Comunque elidendo i ragionamenti più teorici sulla strutturazione delle griglie (che in genere vengono definite a livello di wireframes) vi è quasi sempre stato un problema a mantenerle poi coerenti nel visual design e nell’implementazione.
Oggi Nathan Smith ci da una mano nel risolvere questa problematica proponendo il 960 Grid System una libreria pronta per creare griglie a 12 e 16 colonne regolari all’interno di wireframes, photoshop e CSS.
Questa griglia è molto interessante per accellerare la progettazione e lo sviluppo ed eccelle nelle caratteristiche di percezione anche se pecca notevolmente nell’integrare i formati pubblicitari.
Utilizzandolo ho notato come il modello di Knol nonostante abbia una maggiore frammentazione delle informazioni fornisce una qualità di approfondimento eccelsa data dal modello “articolo personale” adottato da questa piattaforma. In pratica è facile trovare più articoli di più esperti, relazionati tra loro, che forniscono uno spettro molto ampio di punti di vista.
Se a questo unite l’indice di reputazione dell’autore/articolo, la discussione e tutti gli strumenti presenti in wikipedia è facile accorgersi di come a volte è molto più importante avere uno spettro di informazione più ampio (anche se a volte contrastante) piuttosto che unificato ed intermediato.
La verità non esiste, esiste una realtà personale fatta di punti di vista e questa realtà si può definire come conoscenza personale; conoscenza che Knol sa raccogliere molto bene.
Questo concetto tra l’altro può anche racchiudere in parte il concetto di personal knowledge management che abbiamo discusso più volte con Gianandrea dove si immaginava che un’utente in un suo spazio personale potesse gestirsi il suo punto di vista conoscitivo confrontandolo con quello comune.
Personalmente alla fine ritengo che in generale il valore della conoscenza sta proprio nella prospettiva più ampia regolata però dai vari indicatori di reputazione che fanno emergere la versione più comunemente accreditata.
Google Chrome, il nuovo browser targato Google, è un’artefatto difficile da giudicare principalmente perchè non presenta alcuna innovazione rilevante in confronto ai suoi competitors, come in molti affermano da ore in rete.
Provandolo effettivamente sembra un browser ben fatto ma che non colpisce per alcun aspetto in particolare. Volendo andare nel dettaglio le uniche tre piccole rivoluzioni che possono suscitare interesse sono l’application shortcut che aiuta a portare sul desktop le applicazioni in rete (che però è in pratica Prism), il pannello download in primo piano e il fatto che i tab vadano in tilt singolarmente
Ma perchè Google ha fatto un browser così?
Mi sono posto questa domanda un paio di volte da ieri sera e la risposta a mio vedere è abbastanza lampante nella sua semplicità .
Google ha fatto un browser per il popolo della rete (detto in altri termini non per geek) semplificandolo molto nelle sue features e rendendolo estremamente facile da usare… il che è esattamente ciò che ha detto il responsabile del progetto di Chrome nella presentazione di ieri sera “volevamo fare un browser semplice come la nostra homepage”, arricchita poi dalla motivazione in rete.
Questa strategia di prodotto nel mondo del design ha una base di citazioni di decine di casi ma è anche molto difficile da perseguire (la “featurite” ci perseguita) ma in questo caso è stata applicata molto bene e che a mio vedere porterà Chrome al successo.
Resta poi un’altro fatto legato al successo di questo neonato: per molte persone internet è Google.
Mio padre (vecchietto di 68 anni a cui voglio molto bene ha una fiducia incondizionata in Google considerandolo “internet”, la porta di entrata della rete. Dunque il giorno che troverà sulla homepage una scritta che gli dirà “accedi ad internet direttamente dal tuo desktop con il browser di google” lui probabilmente lo farà e si troverà molto, molto, bene