2000 – 2011 riflessione sull’innovazione nel mondo

Qualche giorno fa la mia attenzione si è soffermata su una semplice analisi fatta da Mashape che, attraverso un’infografica, indicava come è cambiata la demografia, l’ambiente e l’adozione di determinate tecnologie nel mondo.

Ad una prima occhiata l’elemento che più mi ha incuriosito e la curva di relazione tra demografia e tecnologia che lascia intravvedere come nonostante una crescita relativa della popolazione questo primo decennio è stato un decennio di grandissima adozione tecnologica che (date le voci indicate) ci ha resi più efficienti ed efficaci nelle operazioni quotidiane. Contemporaneamente se osservo dal punto di vista dell’intrattenimento non si vede un così radicale cambiamento di consumi se non nei modi che appunto sono divenuti anch’essi più efficienti ed efficaci.

Da qui mi sorge una riflessione spontanea che mi piacerebbe approfondire con voi:

Gli elementi sopraccitati ci possono portare a pensare come abbiamo investito le risorse di un decennio ad ottimizzare e portare a regime una serie di strumenti pre-concepiti ma contemporaneamente in non abbiamo visto delle  innovazioni di prodotto (escludo per un momento i servizi che comunque sono legati all’efficienza riconcepita di sistemi pre-esistenti) così radicali da generare dei reali nuovi mercati di massa risolvendo le relative problematiche.

Dunque potremmo affermare che l’innovazione oggi opera quasi esclusivamente sul rendere più efficienti ed efficaci sistemi pre-esistenti e sarà sempre più così in futuro (rendendo vera la battuta che l’innovazione è nel mondo basta osservare).

Vengo al punto; onestamente questa micro-analisi che mi sono fatto mi delude, in quanto lascia la sensazione che sia veramente tutto qui e che non abbiamo più la fantasia (o il coraggio) per riconcepire qualcosa di radicalmente nuovo… possibile che sia tutta quì l’innovazione oggi?

  1. Ciao Luca, ottimo spunto di riflessione.

    Ti dico la mia, con molta umiltà. Se ti capita di essere a Londra visita lo Science Museum. Lì dentro c’è una teca di vetro particolarmente grande con dentro tutti gli oggetti inventati fino agli anni ’60. La prima cosa che pensai quando la vidi è esattamente quello che hai scritto tu, non abbiamo fatto più nulla da quegli anni. Il lavoro si è spostato dall’invenzione di nuovi prodotti, all’invenzione di nuovi metodi per migliorare enormemente i vecchi prodotti.

    E’ triste? Secondo me un po’ lo è. Tutto quello che oggi passa per innovazione non quello che sarebbe passato per tale 50 anni fa. Io temo che non si tratti soltanto di un problema di prospettiva temporale (tale per cui ciò che oggi ci sembra niente, tra 50 anni sarà epocale). C’è stato un cambio nella definizione di innovazione e forse il principale fattore di cambiamento è stata prima l’informatica e subito dopo, principalmente, Internet.

    L’unica consolazione è che prima o poi sarebbe successo.

    Saluti,
    Michele Filannino.

    PS. Ovviamente voglio sapere come la pensi. ;)

  2. Michele mi sembra che hai sintetizzato il punto meglio di me, e di controbattuta il pensiero che mi sorge è che vedo un rischio in questa operatività solo sull’efficienza: il termine dell’incremento di valore.

    Mi spiego meglio in termini economici.

    Quello di cui parliamo attraverso l’innovazione è la creazione e diffusione di valore nella nostra vita. Oggi questo valore lo stiamo creando spremendo e migliorando cose esistenti e/o aprendo nuovi mercati emergenti, ma specialmente il primo punto ha dei limiti che ad un certo punto non saranno più superabili (arriveremo ad aumentare valore dalle decine di punti ai pochi punti base) e dunque ci ritroveremo a necessitare di prodotti realmente nuovi.

    Personalmente vedo un grosso rischio in questo.

    Detto questo spunto serio mi viene da pensare alla mia maglietta preferita e non posso fare altro che sorridere vedendo la correlazione di temi :)

    http://www.threadless.com/product/63/Damn_Scientists

  3. Ciao Luca,
    è con piacere che vedo i tuoi primi post del 2011 !
    Nulla da eccepire sulla tua analisi e quella di Michele, ma vorrei distaccarmi dall’aspetto tecnologico e soffermarmi su quello del ambiente (non voglio fare il verde), ma mi ha colpito parecchio.
    Vedi numero di morti, terremoti e perdite economiche per disastri naturali, non so se questi numeri sono veri, ma personalmente spaventano!

    Anche il consumo inversamente proporzionale di energia tra USA e CINA è una buona fonte di pensiero.
    Ciao
    Lorenzo

  4. L’ho notato anche io ma su quel punto non so trovare una risposta nel capire se il tema è legato al maggiore impatto ambientale delle nuove tecnologie o la distruzione dell’ambiente per le materie prime o semplicemente la crescita industriale delle varie nazioni (o tutte e tre).

    Perchè a dipendenza della risposta o del peso delle risposte si potrebbe reagire nei prossimi anni con modalità molto differenti tra loro no?