Progettare per gli appassionati? no, esserlo per progettare

Provando a ritracciare con Massimo la storia di come sono nati e cresciuti emergeva un aspetto curioso comune a tutti loro.

Provo dunque a ritracciare alcune delle storie a sommi capi, perdonatemi dunque eventuali piccole inesattezze.

La nascita della playstation

La prima Playstation doveva essere della Nintendo! chi lo sapeva? :)

La PlayStation nasce su commissione di Nintendo come progetto ingegneristo interno di Sony e assegnato ad un piccolo ingegnere appassionato di elettronica e videogiochi di nome Ken Kutaragi.

Ken produsse tutta la parte di lettore CD per console finchè Nintendo non ritirò la commessa. Ken a quel punto chiese al management di Sony di dargli la possibilità di realizzare in pochi mesi un prodotto che potesse ritornare nell’investimento e una volta lasciato liberò sviluppò tutto da solo ed in tempo record una delle console più rivoluzionarie della storia :)

La moto e l’auto delle più grandi fantasie

Pochi conoscono la Suzuki B-King, una delle moto naked più esagerate al mondo di cui sono un fortunato possessore :)

Ancora meno persone conoscono la storia di come è nata questa moto, per farla breve un gruppo di designer ed ingegneri all’interno di Suzuki alla fine degli anni 90 iniziò ad immaginare una moto esagerata che racchiudesse in se tutte le caratteristiche desiderate dagli stessi.

Naque così il progetto B, un progetto semi-segreto e portato avanti quasi in parallelo da mezza Suzuki Moto che portò a creare un prototipo di questa moto esagerata presentato nel 2001 come concept.

La moto risultava assolutamente esagerata e più simile ad un robot che ad una tipica moto naked, ma proprio questo scaldò gli appassionati di mezzo mondo.

Suzuki pensava di chiuderla li lasciando alla memoria solo il concept ma poi negli anni a venire (a partire dal 2004) su pressioni interne del personale ed esterne del pubblico decise di produrla realmente facendola uscire nel 2008.

Un’altra avventura ingegnerista giapponese simile è quella della Nissan Skyline GT-R, una serie di auto (32, 33, 34 e 35) sviluppata a seguito dello sviluppo del motore DETT da parte degli ingegneri Nissan a fine anni 80 come: il motore da formula 1 per la strada.

Questa serie di macchine è stata una delle preferite da generazioni di meccanici e tuners per anni fino alla nascita del capolavoro finale, la GT-R 2009.

Nissan Skyline GT-R

L’ultima macchina della serie è nata praticamente dicendo agli ingegneri della Nissan “divertitevi e create la macchina da corsa classe GT dei vostri sogni”. Ne è nata una macchina molto semplice e poco raffinata dal punto di vista del design e dei materiali (si vocifera di tappetini di vera moquette casalinga :) ma totalmente esagerata dal punto di vista della meccanica, potenza e guidabilità… insomma un sogno per chiunque ami la guida estrema.

Io ho potuto provarla durante una giornata di Test e devo dire che al solo curvare ti sale un brivido lungo la schiena ;)

La cosa realmente pazzesca e l’effetto che questi due prodotti hanno avuto sul pubblico giapponese che oramai li considera “orgogli nazionali”

La perfezione dei dettagli nella storia di FF7 e MGS

Final Fantasy 7 e Metal Gear Solid sono due videogiochi considerati dal pubblico semplicemente dei capolavori semplicemente perchè dal punto di vista narrativo, dell’immagine, del suono e di tutti i dettagli dettagli sono maniacali e i relativi game designer questo lo hanno sempre detto.

Per chi ha seguito lo sviluppo di questi due videogiochi i ritardi nel rilascio erano diventati oramai nella norma (erano passati da 3 anni di sviluppo preventivati a 7 effettivi) proprio perchè designer e sviluppatori non erano ancora soddisfatti del risultato e quando uscirono (durante la mia adolescenza) mi ricordo ancora la fila a Milano per andarli a comprare e la successiva settimana rinchiuso in casa per giocarli tutti di un fiato :)

La cura dei dettagli in tutto nei fumetti

I fumetti ed in particolare i manga sono un mondo talmente profondo che non basterebbe un libro per descriverli però per sintetizzare il concetto della loro realizzazione basta dire che i disegnatori passano anche un intero anno su un singolo numero per curarne tutti i dettagli e creare l’effetto di movimento nella loro mente e quella del lettore.

Questa cura delle immagini e dei testi in genere si ripresenta anche sulle copertine e sul commento dell’autore che spesso accompagna ogni numero in apertura o in chiusura dove dice come tentativo dopo tentativo raggiunge un risultato che lo compiace e che spera soddisfi anche il pubblico (intanto lui lo è).

Il telefono del capriccio

Infine l’iPhone che sembra essere nato da un’entrata di Steve Jobs in sala riunioni con un telefono in mano dicendo “questi telefono fa schifo, ne voglio uno così…” ed iniziò ad abbozzare il suo desiderio basato sulle sperimentazioni che stavano facendo sui tablet.

Tornando alla domanda fatta in precedenza quello che notavo e su cui riflettevo in quanto filo conduttore di tutte queste storie è la passione e l’entusiasmo che hanno gli stessi progettisti ed ingegneri nel fare un prodotto che in primo luogo soddisfi loro stessi.

Seth Godin ci dice all’interno del mondo del marketing che bisogna sviluppare prodotti non seguendo la massa ma gli appassionati che poi saranno loro stessi a promuovere il prodotto… vero, ma a questo punto direi che la vera formula è quella che lo stesso progettista sia fanatico di ciò che progetta fino all’autosoddisfazione.

Effettivamente non so quante volte ho progettato qualcosa di cui fossi realmente interessato o addirittura appassionato. Dunque al di fuori di una capacità professionale di giudicare quanta soddisfazione porta con se il singolo prodotto mi risulta difficile (come a tutti) se un prodotto è realmente desiderabile.

Mi resta ancora un’ultimo spunto nella testa ed è il perchè riconosco una perfezione in questi prodotti fatti da appassionati?

La mia visione delle cose e semplicemente che gli riconosco una perfezione in quanto sono realizzate nell’esatto modo in cui vorrei realizzarle io stesso e sono un po’ “geloso” del modo di lavorare che hanno trovato questi, a mio vedere, grandi innovatori spontanei :)

Piccolo update: ho fatto un speech in merito all’ExperienceCamp ed ecco le slide

  1. Breve integrazione nei commenti, parlando con Diana in chat la sua posizione è che questi prodotti siano LoveMark e ci può anche stare però la mia visione di questo articolo e sulla perfezione del prodotto in se ancora più nello specifico.

    Per capirci, secondo i miei standard qualitativi personali, un macbook unibody che è un LoveMark non è assolutamente soddisfacente (ma mi accontendo e lo adoro comunque) perchè non è il computer che vorrei essendo appassionato della materia :)

  2. Molto interessante, posso muoverti solo una critica: il concetto di “perfezione”, già di per sé discutibile in base a un sillogismo piuttosto elementare (se “nessuno è perfetto”, possibile che qualcosa lo sia?), a mio parere poco si presta ad essere associato a opere seriali… nello specifico, mi riferisco ai fumetti.

    Forse nei manga è diverso (ammetto di non essere un amante dei fumetti giapponesi), ma nei comics USA e nei fumetti italiani la qualità è spesso altalenante, a seconda degli autori che si avvicendano al timone
    di una testata. Di Nathan Never, per citare uno dei tuoi albi preferiti, sono notevoli le prime due/tre annate, con picchi notevoli (il primo numero di Claudio Castellini e il dittico disegnato da Nicola Mari)… ma il resto?
    “Perfetti” sono i Fantastici Quattro di Lee/Kirby e la run by John Byrne (grande fan di Ben Grimm & Co.)… non altrettanto si può dire del ciclo scritto da Tom DeFalco.

    Piccolo appunto sull’Iphone: non obietto che sia diventato uno standard di usabilità, ma da qui a definirlo perfetto… ==:-O

  3. Pierpaolo concordo sul tuo ragionamento di dettaglio, ma nell’insieme la mia fedeltà di giudizio qualitativo verso l’intera storia è massima.

    Per quanto riguarda l’iPhone l’ho messo molto tirato nell’articolo (c’è il forse) perchè fondamentalmente penso si possa fare molto di più :)

  4. Diana Malerba

    In effetti in questo caso parliamo di qualcosa di più dei lovemark, qualcosa per utenti davvero esigenti, che vadano oltre la relazione e tentino di spingersi verso la relazione perfetta.
    Quindi, assolutamente personale.

  5. Torniamo però al punto chiave, il progettista deve essere il primo utente e non un utente qualunque… un fanatico dell’oggetto che ha progettato

    e se nel mercato vi sono tanti come lui, beh il prodotto ha successo

    che ne pensate?

  6. k

    nutro perplessita:
    1. cosa c’entra storicamente il marketing con il design? mi sono persa qualche puntata?
    2. il design è prodotti o servizi “innovativo”? porta “vantaggi”? è “qualitativamente perfetto”?
    mi gira la testa…
    Nathan Never è qualitativamente perfetto? Allora Moebius cos’è? Pratt o Spiegelman?
    Non si deve seguire la massa ma gli appassionati?
    Allora non è design, ma collezione di pezzi unici.
    scusate il mio essere cheap – mi disegnano (male ) così.

  7. Il progettista deve essere un fan, ma non deve precipitare nell’errore di chiudersi completamente di fronte alle opinioni di altri fan e potenziali utenti… una cosa deve esser fatta pensando anche di poter trasformarne in “fan” chi oggi non lo è! ;-)

  8. k

    ce lo vedo Mies o Gropius come fan :-D o quei due bischeri di Kandinskij o Klee contrapposti ai manga.
    ok sono su scherzi a parte, ditemelo dai…

  9. K, il marketing è rientrato dalla finestra dal discorso dei Lovemark ma lasciamolo pure da parte.

    Sul resto il punto in cui mi soffermavo e che si fa tanto design “innovativo” ma poi se da utilizzatori pensiamo a quali prodotti consideriamo individualmente perfetti (nel mio caso ritengo più perfetto Nathan Never che Pratt anche se molti storceranno il naso) ci ritroviamo spesso ad identificarli in prodotti su cui abbiamo una passione e che stranamente sono stati creati da altri appassionati.

    È questa la particolare associazione che osservavo nel mio caso e nel caso di alcuni amici con cui ho scambiato opinioni oggi, nel tuo?

  10. k

    ehh? non ho mica capito.

  11. k

    ci sarebbe tanto da dire sulla “società dello spettacolo” del caro vecchio Guy, sulla fabbricazione dei bisogni indotti e tutta una serie di noiosissimi blablabla fratelli, però faccio fatica a concepire una multinazionale che fabbrica giocattoli di lusso da 15.000 eurini, come quel certo gruppo di designer punk “appassionati” che riciclava le bottiglie PET per farne sedie, incontrati in una birreria di Monaco negli anni 90 (si lo so che ormai lo fanno tutti) ;-) – ohibò, Peggy (Guggenheim) diceva che “quando finisce la creatività inizia il collezionismo” e se lo diceva lei, che in fondo ha navigato un epoca d’oro… se poi dal collezionismo vogliamo passare con disinvoltura e medioevale nonchalanche alla creazione di neologismi, allora diciamolo che esiste il design preAtomicoDisincantato, dato che io adooOOOOOro i cilindri di uranio fissile e quindi ritengo ogni signature dell’ IAEA un pezzo di appassionatissimo design preAtomicoDisincantato.
    nonostante la notte di riflessione (mente), ancora non trovo il nesso con Nathan Never, se non nell’ingenuità dei tratti con la quale si tratta il genere (che è morte dell’architettura, figurati del resto!) – e lo dico da lettrice! Gli è che Bonelli ha quel vizietto di escogitare personaggi con fattezze note: Julia è Audrey (…) Ken Parker era Robert (…).
    Ecco Ken Parker era un signor fumetto, nonostante il manierismo portava seco suggestioni espressioniste.
    Non a caso ha chiuso.
    shalom

  12. Attenzione!
    Come fate a paragonare

  13. Attenzione!
    Come fate a paragonare NN (fumetto realizzato da diversi team creativi) a Pratt (autore che ha realizzato nella sua carriera opere diverse)?
    Ci sono grandi scrittori che hanno sfornato opere mediocri (restando nel mondo dei comics, basti pensare a “Spider-man: Chapter One” di John Byrne… o, passando alla letteratura alta, le ideologicamente riprovevoli “Bagattelle” di Louis Ferdinand Celine)… chiunque ha dei “cali” qualitativi, oltre che di stile… non trovate?

  14. k

    ci sono forum di melomani in cui si dice che Tebaldi era calante (di un miliardesimo di tono?) e Callas era costruita dall’ufficio stampa.
    Aggiungiamo che Mussolini era un grande statista e che la forza di gravità è di ispirazione bolscevica e quindi da abolire, così la deriva dadaista è completa.

  15. Loiar

    Interessante il salto dalla PS alla GT-R considerando che alcune delle componenti software dell’auto le fa la stessa che che fa i giochi della PS…ma questo lo sanno tutti. Credo che l’innvovazione oggi debba essere fatta da persone libere dal passato, che vivono il presente e vedono il futuro dalla finestra senza per forza doverci fare un giro.
    C’è troppa voglia di stupire, quante concept car di 10 anni fa oggi girano per strada? Nessusa, sigh! (tralasciando lobby, costi etc etc)
    Innovare non deve essere scovare, copiare, azzardare o emozionare.
    Innovare è arrivarci e non sapre come. Piccoli lucidissimi flash, carta, penna e tac ecco una cosa, servirà?
    E’ difficile pensare oggi forse è il non pensare che può portare alla svolta per un prodotto (strategie, lobby etc da parte come prima).
    Iphone ne è la prova tutti lo criticano ma…..
    Lì Steve o chi per lui avrà detto:” ma è possibile che debba fare tutto sto casino per fare 3 cose? fate una cosa semplice, poi magari se vi pure bella…”. Risultato? Manco loro se lo sarebbero mai aspettato.
    Non pensare…svuotarsi completamente (difficilissimo e tutti voi lo sapete) e non pernsare nemmeno al progetto all’oggetto voglio fare una sedia e mi viene un portone…magari sarà la porta del 3° millennnio.
    Troppe contaminazioni e finti esperimenti, troppe finte cattedre e compintini ben eseguiti. Tutto cè e tutto già è stato fatto. la vera novità nel futuro potebbe essere non trovare quello che uno si aspetta ed esserne così colpiti da restarne senza parole.
    Ciao a tutti

  16. Loiar

    scusate la grammatica….dannazzione non rileggo mai ;-)

  17. k

    illuminante

  18. Che dire… la discussione ha preso toni molto interessanti :)

    @shalom apprezzo e sorrido nel leggere le sfumature del tuo discorso, per quanto riguarda NN come dicevo non è una cosa oggettiva ma una percezione soggettiva da parte mia come se fosse un prodotto fatto da appassionati del genere (basta vedere le migliaia di citazioni a volte molto nascoste) per appassionati del genere … chiaramente IMHO :)

    @Loiar nel leggere il tuo discorso concordo in gran parte e personalmente vi vedo proprio i prodotti come la GT-R 35 e la B-King no?

  19. Loiar

    Stimato luca

    non credo che Nissan e Suzuki abbiano creato du prodotti così partendo dal concetto del ecco i macchinari divertitevi. Penso che abbiamo giocato su dati molto certi (4P) e su quelli abbiano sviluppato i progetti.
    Non so è un momento strano per tante cose nell’ambito del “progetto” e del “prodotto”.
    Siamo in una fase economica che sviluppera molto il lato “non per forza profitto”, questo proterà ad un nuovo disegno di tante cose.
    La fiducia della gente sarà sempre più rivolta verso prodotti tattili,unici,personalizzabili. La globalizzazione bancaria ha fallito come penso anche tutti i vari Social net e quant’altro andranno verso una suddivisione microfframmentata. Il fenomeno facebook passerà come a me è passata la volglia di rivedere i miei compagni delle elementari…
    Credo fermamente in una valorizzazione futura dell individualità, segnali forti già esistono in paesi come il giappone. Piccoli gruppi e molto coesi se non veramente il SINGOLO.
    Su questo dobbiamo vedere il futuro desing. E mi ripeto…quale modo migliore per fare qualcosa di unico se non essere l’unico nel momento n cui la penso? Io, il vuoto, e un breve attimo d’ispirazione.
    Andranno per la maggiore le “singolarità” in un mondo che tende ad uniformare.
    Si vede già qualcosa negli allestimenti delle vetture o nelle personalizzazioni di software di PC etc.
    Concepire nuovi progetti lavorado sulla sigolarità….un po come quando buttavano via lo stampo.
    Oggi è tutto troppo uguale e già visto.
    L’impulso emozionale compulsivo all’acquisto viene meno senza soldi ergo urge combio di direzione e vedere oltre all’emozione appena citata.
    Ciao

  20. Loiar anche in questo caso non posso che condividere la tua opinione come molte delle precedenti.

    La sfumatura che sto vedendo in questo discorso è che visto che tutti lo stiamo arricchendo con punti di vista a mio vedere complementari si dimostra ancora una volta che il buon design è fatto della presenza di tutti questi aspetti, più o meno marcati.

    Per quanto riguarda Nissan è Suzuki non dubito che vi siano state grandi valutazioni commerciali, ma il punto su cui mi soffermavo è la forma con cui si è proceduto allo sviluppo del prodotto, in particolare:

    La B-King nasce come prodotto di appassionati interni che poi (date ricerche di mercato) trova il supporto dell’azienda

    La GT-R nasce da ricerche di mercato volte a proseguire il brand Skyline ma poi viene data in pasto al personale appassionato

    Io nell’ottica del tuo discorso li vedo come buoni compromessi no?

  21. k

    “Concepire nuovi progetti lavorado sulla sigolarità….un po come quando buttavano via lo stampo.”

    questo – de novo, è il PEZZO UNICO, NON è design.
    siamo al medioevo.
    questo “design”:
    http://www.minud.it/typo3temp/pics/d814e1b5ef.jpg

    viene qualche secolo dopo questo:
    http://blog.lib.umn.edu/ande8399/architecture/pantheon.jpg

    e la grammatica NON è un’opinione.

  22. Loiar

    Buongiorno a tutti,

    K scusa ma non ho capito.

    Luca il mio sincero pensiero su Nissan e Suzuki è che hanno fatto giocattoli costosi per bambini viziati sulla scia di vari film che esaltano le prestazionidi di auto e moto, dove oltretutto la fisica è lasciata al caso.
    A Milano in questi giorni ci sono molte manifestazioni che ruotano sul termine “desing”, vi ruotano talmente tanto che entrano in avvitamento e cadono nella banalità.
    La sedia da 20.000 euro (alla faccia della scelta dei materiali!)
    Il tavolo trasparente (ancora!)
    La tazzina con 3 manici (comoda!)
    Mi pare tanto che la passione sia l’ultima cosa nella mente questi progettisti.
    Me li vedo che dicono :”tanto il rimbambito di turno che lo compra lo troviamo”.
    Questo momento, come dicevo anche prima, ci da la possibilità di agire in un nuovo terreno neutro.
    La crisi ha tolto dalle tasche di molti, a tutti i livelli, i soldi per il superfluo e per il capriccio.
    Ora come non mai l’oggetto, quello unico, quello utile, quello bello, ha la porta aperta.
    Oggi come non mai l’acquisto sarà meno compulsivo, spero, e si andrà verso una selezione naturale.

    Una piccola parentesi nella ambito dei motori; Pagani fa 15 auto all’anno potendone fare 300…i motivi del proprietario dell’azienda in merito alle “basse tirature” sono bellissimi, vi invito a leggerli sulla sezione motori di Repubblica on line.

    La passione è una rarità di questi tempi; noto progettisti spinti dalla passione per l’accumulo di danaro.

    A presto

  23. Loiar

    Ah un’altra cosa…..
    Io ad avere 2 euro in più moto e macchina li avrei già in box!
    Mi piace viziarmi.
    ;-)

  24. k

    leggere la sezione motori di Repubblica on line sarà, d’ora in poi, il mio Imperativo Categorico.
    Inutile dire che mi sono tatuata TUTTA la discussione sulla schiena con un punteruolo da ghiaccio, e anche al contrario, così si legge anche allo specchio.

  25. Sottile humor :)

    K, ma tirando le somme non vedi proprio questo tipo di approccio o come me in questo momento stai pensando che è uno degli aspetti da integrare nel design di prodotto?

  26. k

    Io penso molto banalmente che fare il proprio lavoro con “entusiasmo” (meno impegnativo di “passione”) sia vantaggioso in termini personali, non certo conditio sine qua non per il risultato finale.
    Ho una statistica personale, che di certo non è campione rappresentativo in termini matematici, ma mi serve SOLO per fare ardita parabola, che mi pone di fronte vari esempi: un’amica cardiologa entusiasta del suo lavoro (anche quando, chiamata d’urgenza in ospedale, venne fermata perchè tirava la macchina a 220km/h sulla statale con immediato rogo sul posto della patente ) ma anche un’altra amica, autorità internazionale indiscussa nella geofisica d’indagine sui gas idrati, che odia quello che fa ma lo fa così bene da essere ogni mese in un continente diverso per congressi vari.
    Tutto questo per dire?
    Per dire che estrapolare concetti partendo da impressioni personali forse è un errore metodologico da evitare, ma come l’idea del suicidio fa superare molte notti difficili (F.Nietzsche), forse anche chiacchierare del più e del meno aiuta (è un’allegoria, non un paragone eh!)

  27. Penso di condividere quello che ha espresso Luca, l’essere appassionati (quindi anche utenti) a ciò che si sta progettando sicuramente aiuta a progettare meglio. Quindi anche a raggiungere un prodotto di migliore qualità.
    Sul “qualitativamente perfetto” ho qualche dubbio, ma visto che sottolinei che è un punto di vista oggettivo, ok, ci sta, diciamo perfetto.
    Anche quando usi l’aggettivo “esagerata”, io non ritengo una cosa “esagerata” come positiva, ma se volevi dire “al massimo del desiderabile” o “migliore delle aspettative”, allora va bene.

    Il fatto di essere progettista, ma anche utente, consente di capire meglio, e di lavorare nella direzione desiderata dall’utente, senza mediazioni e senza “sprechi”, disallineamenti, rendendo gli sforzi progettuali allineati in un’unica direzione.
    Quindi se progettista e utenti sono parte di uno stesso gruppo abbastanza ristretto e omogeneo (dal punto di vista dei desideri e aspettative rispetto al prodotto in questione), le mediazioni ed i compromessi nel processo di progettazione saranno minori e il prodotto finale sarà più aderente ai bisogni/desideri dell’utente. Quindi utenti (e progettista) gli riconosceranno una qualità elevata (“perfetta”).

    @Loiar: il discorso sul pezzo unico, rischia di avvicinarsi all’artigianale, e all’artistico. Non che sia male, ma in questo caso io non lo ritengo design, progettazione. Se invece intendi personalizzazione del prodotto di massa (mass customization) o produzione di serie limitate per un mercato specifico, ok, posso condividere.

    Riguardo al termine “design”, associato a “sedia da 20.000 euro” e “tazzina con tre manici”, secondo il mio parere è un abuso, o quantomeno un’accezione che io non condivido. Ritengo più corretto classificare questi oggetti come opere artistiche e non frutto di progettazione. Nel senso che se non nascono per rispondere a dei bisogni, non si confrontano con degli utenti, e con un mercato, ma sono motivati dal desiderio di esprimere una sensazione, o un pensiero soggettivo, che non utilizza un processo progettuale. (forse sto andando un po OT, scusate).

    In conclusione, se il progettista è appassionato, il progetto può essere migliore, sono d’accordo. Anche se ci potrebbero essere essere delle sfumature intermedie tra progettista appassionato e progettista distaccato.

  28. Loiar

    @K il mio suggerimento non era quello di leggere la sezione motori di Repubblica ma di leggere una breve intervista fatta ad un noto costruttore d’auto, Pagani.

    @Daneel: riflettendo su quello che hai scritto vedo il mercato. Forse ho una visione più distaccata dal sistema mercato.

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  31. Loiar

    K@ – Io penso molto banalmente che fare il proprio lavoro con “entusiasmo” (meno impegnativo di “passione”) sia vantaggioso in termini personali, non certo conditio sine qua non per il risultato finale. –

    Si muore una volta sola tanto vale vivere più vite e cambiare più pelli, scivolare in entusiasmi è più pratico (è scusabile) essere appasionati è scontato oggi (amiche a parte che fanno eccezioni nelle loro vite e delle loro vite).

    Daneel Olivaw@ – Riguardo al termine “design”, associato a “sedia da 20.000 euro” e “tazzina con tre manici”, secondo il mio parere è un abuso, o quantomeno un’accezione che io non condivido. Ritengo più corretto classificare questi oggetti come opere artistiche e non frutto di progettazione.

    Se leggo “PROGETTO DI…” sulla sedia o sulla tazzina… Non considero le stesse opere d’arte ma progetti. Poi se la sottile parete dell’abuso d’ignoranza (anche mia per carità) viene abbattuta e cadiamo nel “vale tutto basta vendere…”

    K@ – Per dire che estrapolare concetti partendo da impressioni personali forse è un errore metodologico da evitare, ma come l’idea del suicidio fa superare molte notti difficili (F.Nietzsche), forse anche chiacchierare del più e del meno aiuta (è un’allegoria, non un paragone eh!)

    Per fortuna abbiamo ancora concetti e impressioni personali; meglio discutere e non condividere che arenarsi in silenzio nella secca senza marea della ragione.