Un web iperlocale è possibile!

Il web iperlocale nella definizione odierna corrisponde al concetto di copertura giornalistica e produzione di notizie estremamente locali che si è diffuso negli ultimi anni in tutto il mondo attraverso il web.

Negli studi di questo fenomeno si sono notate più volte delle corrispondenze con la teoria della lunga coda e quella dei sistemi complessi che porta a pensare come l’insieme del piccolo valore locale che emerge ogni giorno è più grande del valore globale apparentemente producibile. In pratica questo fenomeno fa pensare che nel medio-lungo termine una buona parte della generazione di valore online torni ad essere strettamente legata al locale e non al globale.

Personalmente da più di un anno mi interesso al fenomeno (in maniera corredata alle interfacce adattative) e rifletto su cosa implicherebbe allargare questo modello all’intero web creando così una vera realtà di web iperlocale.

Un web iperlocale sarebbe un web modellato sulle esigenze di una particolare città dove persone, servizi e informazioni sarebbero altamento contestualizzate luogo per luogo e tempo per tempo (praticamente degli spime). Per esempio potremmo avere delle chat tra le persone presenti in una piazza oppure la possibilità di vedere dove si trovano e come si muovono gli utenti con un particolare profilo in città creando così momenti di aggregazione randomici.

iperlocale

Altro scenario è quello di poter visualizzare dei siti particolari unicamente in certi momenti e luoghi all’interno della città perchè quegli stessi siti hanno senso solo in tale contesto.

Questi e tanti altri scenari potrebbero allargare la visione delle news iperlocali ad un web iperlocale.

Questo mio primo spunto di riflessione stampato su queste pagine digitali nasce dal fatto che recentemente ho avuto il piacere di portare questa tematica in prima persona all’interno di progetti reali che stanno o potrebbero sperimentare questa realtà.

Durante l’ultimo Expo2015Camp ho presentato l’idea di una Milano dell’expo proiettata nel futuro (che probabilmente allora sarà già presente) dove la città non punti a creare nuove infrastrutture fisiche di aggregazione e spostamento ma ottimizzi i network già esistenti nel mondo fisico (ricordiamo che il primo social network è il bar da gigi :) ) attraverso l’iperlocalità (speriamo di avere presto i video).

Attualmente sto lavorando ad un progetto di iperlocalità su Trento, Rovereto e Riva del Garda sulla rete Wi-Fi gratuita Luna su cui spero dimostreremo presto i risultati di come il locale possa portare a monetizzare infrastrutture e servizi di rete globali.

Io credo che il web di domani sarà iperlocale e questo porterà ad una moltiplicazione degli scenari d’uso e dei servizi piazza per piazza e minuto per minuto, e voi ci credete?

  1. Io non so se sia possibile o meno. Sicuramente è auspicabile.
    In ogni caso mi chiedo (e ti chiedo), a prescindere dall’investimento iniziale necessario a far partire un’operazione di questo genere, quanto debba essere “locale” il territorio (ovvero su quale popolazione di potenziali utenti deve poter contare) per essere sostenibile.

  2. Sulla carta e dai primi dati che ho sembra che anche una città intorno ai 100’000 abitanti (vedi Trento) con un commercio locale ben sviluppato sia sufficiente per abilitare l’iperlocalità. Poi bisogna lavorare su micro-gruppi interni dove l’unità di misura della piazza sembra appropriata (50 metri, 2-300 persone di cui una minima % collegata).

  3. Insomma, aree come quelle di vercelli, asti, cuneo, che gravitano sui 40-50mila ce l’hanno dura come il ferro, anche considerando i paesi medi limitrofi.

  4. Teoricamente potrebbe funzionare anche li… la mia impressione è che l’efficacia sia direttamente proporzionale non tanto alla popolazione assoluta ma quanto più alla sua densità

  5. Molto interessante!
    @matteo: credo che la sostenibilità sia data dal poter utlizzare piattaforme e metodologie il cui costo viene ammortizzato su un gran numero di “luoghi”. In quest’ottica, anche una micro città può trarre i benefici di investimenti fatti per aree metropolitane.

    Twitter secondo me è un buon esempio di piattaforma che potenzialmente potrebbe essere molto efficiente a livello iperlocale.

    Quello che però io immagino non è tanto una divisione in “isole” iperlocali, ma una serie di sistemi che danno un peso differente all’informazione in funzione anche della distanza dei posti a me cari o in cui vivo.
    Esempio: voglio ricevere informazioni sulle elezioni di Obama (alta rilevanza globale, scarso punteggio sulla distanza), sulla mia vicina di casa che ha una tresca col verduriere (rilevanza globale insignificante, alta rilevanza iperiperlocale, alta rilevanza gossip!) e sul fatto che stanno inaugurando un supermercato vicino a casa mia al mare (rilevante per distanza da luogo a me caro).

  6. federico, tu parli di scalabilità e replicabilità geografica? Insomma una piattaforma che sia riutilizzabile a casoria, come a caltanissetta, come a vercelli? Beh… chiaro. Ma io parlavo anche di risorse umane, intese come supporto logistico, redazionale, amministrativo… continuo a vederla dura.

  7. Io invece ragazzi parlavo del mix delle due cose. Per me il web iperlocale è un web fatto di servizi altamente deformati sul contesto locale o addirittura irraggiungibili al di fuori di quel luogo in quel momento (dentro la fiera durante il suo svolgimento).

    In ogni caso è un concetto globale che racchiude migliaia di scenari che però oggi si possono iniziare a sperimentare :)

  8. @matteo: parlavo in generale di “piattaforme e metodologie” (aslia un mix). Certo il software (se ben progettato) è più facile che sia scalabile, ma penso che in molti casi si potrebbero avere benefici dati dalla repricabilità anche per le risorse umane e soprattutto per la loro gestione. Determinati processi (e soprattutto la conoscenza e la standardizzazione degli stessi) possono essere studiati globalmente e poi applicati “on demand” in locale. E’ chiaro poi che ogni città li applicherebbe in funzione delle proprie esigenze (e di conseguenza delle risorse). La chiave è nel cercare di strutturare tutto minimizzando i costi fissi per le singole città.

    Probabilmente è un po’ difficile generalizzare senza ragionare su esempi specifici.

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  16. interessante, molto interessante… è anche una delle vie che in questo momento abbiamo in mente per il nostro piccolo progetto eBrescia… idee?

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