Oggi è stata lanciata anche in Europa la nuova versione di Google per iPhone (annunciata in anteprima sul NYTimes) che introduce diverse caratteristiche molto interessanti sia da punto funzionale che di esperienza d’uso.
Troviamo la ricerca completa in rubrica, preferiti, recenti o location in cui ci si trova con un ottimo sistema di suggerimento di ricerca (sia totale che parziale). La funzionalità che però ci rende più attenti e la possibilità di fare ricerche in linguaggio naturale attraverso la voce, infatti con un meccanismo di riconoscimento vocale in remoto (registra in locale ed invia al server) Google ci abilita a controllare la sua applicazione con la nostra voce (in inglese).
Attraverso un sistema di inteligenza artificiale infatti l’algoritmo di google cerca di interpretare al meglio l’istruzione contestualizzandola poi in una ricerca.
In ogni caso per chi di voi non avesse un’iPhone per provarla e volesse rendersi ben conto di cosa sto parlando ho preparato un piccolo video di presentazione di questa applicazione.
Nell’ultimo numero di Global Investor(file pdf), rivista di riferimento per investitori edita da Credit Suisse, si spiega in maniera strutturale l’evoluzione che avranno gli investimenti strategici su internet focalizzando in particolare l’attenzione sull’internet mobile.
Google Chrome, il nuovo browser targato Google, è un’artefatto difficile da giudicare principalmente perchè non presenta alcuna innovazione rilevante in confronto ai suoi competitors, come in molti affermano da ore in rete.
Provandolo effettivamente sembra un browser ben fatto ma che non colpisce per alcun aspetto in particolare. Volendo andare nel dettaglio le uniche tre piccole rivoluzioni che possono suscitare interesse sono l’application shortcut che aiuta a portare sul desktop le applicazioni in rete (che però è in pratica Prism), il pannello download in primo piano e il fatto che i tab vadano in tilt singolarmente
Ma perchè Google ha fatto un browser così?
Mi sono posto questa domanda un paio di volte da ieri sera e la risposta a mio vedere è abbastanza lampante nella sua semplicità .
Google ha fatto un browser per il popolo della rete (detto in altri termini non per geek) semplificandolo molto nelle sue features e rendendolo estremamente facile da usare… il che è esattamente ciò che ha detto il responsabile del progetto di Chrome nella presentazione di ieri sera “volevamo fare un browser semplice come la nostra homepage”, arricchita poi dalla motivazione in rete.
Questa strategia di prodotto nel mondo del design ha una base di citazioni di decine di casi ma è anche molto difficile da perseguire (la “featurite” ci perseguita) ma in questo caso è stata applicata molto bene e che a mio vedere porterà Chrome al successo.
Resta poi un’altro fatto legato al successo di questo neonato: per molte persone internet è Google.
Mio padre (vecchietto di 68 anni a cui voglio molto bene ha una fiducia incondizionata in Google considerandolo “internet”, la porta di entrata della rete. Dunque il giorno che troverà sulla homepage una scritta che gli dirà “accedi ad internet direttamente dal tuo desktop con il browser di google” lui probabilmente lo farà e si troverà molto, molto, bene
Stamattina leggendo questo post di Napolux mi sono reso conto di come molte persone alle nostre latitudini e longitudini ragionano quasi unicamente per schemi di bellezza e non per schemi di semplicità d’uso per le varie culture.
Dico questo perchè in questo caso specifico non è una questione di figa e non figa ma di utenti. Gli utenti cinesi non si trovano a proprio agio con l’interfaccia più semplice e grezza con cui ci siamo abituati e di fronte a test d’usabilità e ricerche etnografiche google già in passato si è trovato a dover differenziare il design per le varie culture.
Un altro esempio storico è la versione coreana di google che comprende direttamente un iconografia e una legenda senza le quali gli utenti locali non riuscirebbero ad usarlo.
Molti di noi sanno che Google nell’ultimo anno ha operato una serie di aquisizioni che spaziano dal mondo dei tool per la cooperazione a sistemi e servizi per cellulari su cui chiaramente nei vari mesi si sono perseguiti una serie di annunci e speculazioni sui vari rilasci.
Tra questi uno dei più attesi era l’annuncio dell’avvenuta integrazione di JotSpot con la nascita di Google Wiki che ad un certo punto, anche secondo fonti semi-ufficiali, sembrava imminente ma che poi si è perso.
Uno dei piani di Google è quello di riuscire ad offrire strumenti che di fatto permettano agli utenti finali di costruirsi una loro intranet/extranet (a tal proposito guardate tra l’altro Momo la intranet di Google). Con questo passo vi è un’entrata praticamente palese nel mondo dell’enterprise 2.0 in piena opposizione ad altri player come Microsoft e IBM.
Tutti gli strumenti applicativi di Google verranno migliorati in particolar modo sul fronte del funzionare off-line, dunque Google Gears verrà applicato in massa, con però anche un ulteriore miglioramento algoritmico dato dalla necessità di sincronizzare documenti editati in modo collaborativo ma versionati in modo asincrono.
Probabilmente nascerà o il fantomatico servizio di Google Disk oppure un altro strumento collaborativo per caricare o storare ogni tipo di file… o magari entrambi
Integrare GrandCentral è una delle priorità di Google però non avverrà tanto presto
Da altre fonti si apprende poi che anche Postini avrà una qualche forma di integrazione l’anno prossimo ma non ci sono dettagli più precisi in merito
La carne al fuoco è molta e anche molto attraente, aspettiamo e vediamo.