Oggi è stata lanciata anche in Europa la nuova versione di Google per iPhone (annunciata in anteprima sul NYTimes) che introduce diverse caratteristiche molto interessanti sia da punto funzionale che di esperienza d’uso.
Troviamo la ricerca completa in rubrica, preferiti, recenti o location in cui ci si trova con un ottimo sistema di suggerimento di ricerca (sia totale che parziale). La funzionalità che però ci rende più attenti e la possibilità di fare ricerche in linguaggio naturale attraverso la voce, infatti con un meccanismo di riconoscimento vocale in remoto (registra in locale ed invia al server) Google ci abilita a controllare la sua applicazione con la nostra voce (in inglese).
Attraverso un sistema di inteligenza artificiale infatti l’algoritmo di google cerca di interpretare al meglio l’istruzione contestualizzandola poi in una ricerca.
In ogni caso per chi di voi non avesse un’iPhone per provarla e volesse rendersi ben conto di cosa sto parlando ho preparato un piccolo video di presentazione di questa applicazione.
Negli ultimi mesi ho avuto più volte dentro di me la volontà di razionalizzare un po’ le strutture dei servizi che utilizziamo e progettiamo ogni giorno ma ogni volta che mi sono posto di fronte al foglio bianco non sono mai riuscito a giungere ad una sintesi.
L’annata di servizi ed evoluzioni 2007-2008 ci ha fatto confrontare con migliaia di piccole novità e qualche decina di nuovi modelli di servizio che di fatto riscrivevano ogni volta lo scenario con cui si potrebbe modellare il proprio servizio online. Tutta questa continua evoluzione provocava in me quasi un’impossibilità a razionalizzare tali modelli ma ora sembra che abbiamo raggiunto un momento di stasi che mi permette di tentare questo esercizio.
Di base si sono viste due tendenze generali in molti servizi:
integrare o essere integrati con altri servizi
essere sempre disponibili su tutti i canali
tendenze che hanno portato a una destrutturazione delle infrastrutture tecniche e progettuali verso una capacità di essere sempre disponibili in più forme.
Questo concetto chiaramente non è nuovo, fin dall’inizio del web 2.0 si è sempre parlato di mashup ma oggi gli stessi mashup arbitrari hanno trovato una serie di modelli finiti con cui chi progetta i servizi si può confrontare.