Design pattern per le interfacce sociali

I design pattern sono uno delle soluzioni progettuali già pronte per risolvere problemi comuni. In pratica sono delle collezioni di “pezzi di progetto” già pronte a cui ogni buon designer dovrebbe attingere per tutti quei problemi comuni e ripetitivi che si presentano nei nostri problemi.

A parte le più classiche e complete collezioni di pattern come Welie o Berkeley ci sono diversi tentativi recenti di convertire in design pattern tutte quelle soluzioni di interfaccia e navigazione legate al mondo dei siti sociali. Uno dei lavori più completi ed interessanti è quello fatto da Christian Crumlish e Erin Malone in vista del loro futuro libro “Designing Social Interfaces: Principles, Patterns, and Practices for Improving the User Experience“.

In pratica hanno aperto una wiki dove sono collezionati e strutturati i principali meccanismi di interfaccia ed interazione che troviamo nei social network. Il lavoro non è ancora completo ma funge già da ottima base da cui attingere durante la progettazione di questi strumenti.

  1. Ottima segnalazione, sfrutterò appieno.
    Luca ma esistono, in Italia non penso, dei corsi, delle scuole dove insegnano cose simili?

    ps: statt’ buon’! ciao ;)

  2. corsi interi no, ma è una delle materie che insegno sempre come formazione base quando tengo lezione.

  3. Ora che ci penso, se proponessimo un workshop sui pattern come sketchin qualcuno sarebbe interessato?

  4. Dato che si parla di design pattern, segnalo questo wiki, dove sono raccolte diversi design pattern per il mondo mobile:

    http://patterns.littlespringsdesign.com/

    Sarebbe interessante ibridare queste due risorse per creare dei “Design pattern for mobile social interface” :)

  5. Gilberto

    Molto interessante: grazie.
    Gil

  6. Io non credo molto ai pattern.

    Mi spiego: ritengo che i pattern siano molto utili, ma che sia estremamente più utile capire la logica dietro ad essi.

    In altri termini, preferisco dare una canna da pesca ad un uomo che il fatidico pesce. Che è poi anche l’approccio di Design Motivazionale che infatti – per scelta – non include praticamente pattern (anche se probabilmente verranno inseriti a titolo esemplificativo in una futura versione).

    La stessa cosa mi è capitata nell’ambito della programmazione: esistono tomi interi dedicati ai design pattern. Un giorno per l’università ne ho preso in mano uno e toh: tutto quello che già facevo programmando era, per questi tizi, uno dei fulcri su cui basare la programmazione. E tutte quelle cose avevano persino un nome!!!

    Ci ho messo un po’ per capire il motivo della necessità di dare addirittura nomi a tutte quelle cose. :)

  7. Fol sono completamente d’accordo con te sul fatto che un designer debba conoscere la logica dietro i pattern.

    A mio vedere però, specialmente a livello di studio, è necessario che lo stesso designer debba conoscere tutto il panorama dei principali pattern per avere un toolkit rapido di produzione e condividere un glossario comune (e quasi universale) nel settore.

    Nel contempo i designer più esperti grazie alla loro profonda conoscenza dei meccanismi dietro agli stessi pattern sono in grado di evolverli, cambiarli, adattarli secondo le loro esigenze continuando a verificare efficienza ed efficacia verso il proprio utente (se non puoi verificare non si cambia una soluzione patternizzata a cuor leggero).

  8. Alfredo si la wiki di barbara ballard’s è un ottima risorsa sul mobile e ultimamente l’ho consultata infinite volte.

    Sul fondere i pattern sociali con quelli del mobile è una proposta interessante ma sulla quale non sono convinto siano già emerse soluzioni progettuali largamente adottate e verificate. Dico questo specialmente considerando che i futuri device ci permetteranno sempre più interazioni particolari (non solo a livello di GUI).

  9. Quello che rispondevi a Foll, da un certo punto di vista, è giustissimo, incontestabile, assoluto buon senso! Ma la mia impressione è che ci sia una differenza di fondo più netta tra il discorso di Foll (che è anche il mio) e il tuo, su cui poter instaurare un reciproco arricchimento nella diversità (forse ….).
    Porrei maggiore attenzione su di una differenza tipologica tra chi parte dalle tecniche\prassi per poi arrivare ai concetti\processi universali che li sottendono e chi invece parte dai concetti\processi per arrivare alle tecniche\prassi. Che sia il più chiaro possibile, non è una più giusta dell’altra ma sono comunque attitudini diverse, punti di vista diversi nella formazione, nel problem solving, nel cambiamento, nella evoluzione, ecc..
    Il punto è quello di far si che queste due diverse strategie, o se vuoi modi d’essere, non prendano solo atto delle differenze ma che si mettano in condizione di arricchirsi reciprocamente, altrimenti andremo avanti dicendoci e prendendo atto di cose tanto giuste, indiscutibili quanto inutili che non ci fanno evolvere :) …. si è capito quello che volevo dire?

  10. Si è capito :)

    Direi che è una posizione di buon senso che però io correlerei all’esperienza del designer.

    Certi processi di riflessione nascono spesso poveri se non c’è padronanza della disciplina e quindi, a mio vedere, è un po’ più giusto che un novizio parta da tecniche/prassi (conoscendo i concetti) per prendere sicurezza sulla materia mentre i più esperti partano più dai concetti per poi ritrovare tecniche e prassi.

    Tra l’altro questo è anche il modo con cui si formano i pattern che spesso nascono da concetti messi in tecnica di seguito (es: un importante filone nell’ambito dell’architettura dell’informazione recentemente suggerisce nelle ultime fasi della progettazione di documentare i pattern identificati/sviluppati come fossero un deliverable di progetto).

  11. La cosa interessante che mi viene da notare a questo punto della discussione è che le due cose son strettamente connesse: i libri sui pattern alla fine possono “permettersi” di farli solo le persone che hanno la visuale concetti\processi, altrimenti rimangono privi della spiegazione utile ai novizi e del filo conduttore semantico che permette di razionalizzarli.

    Anche se purtroppo non è sempre così ho buone speranze nel wiki che stavo seguendo e che anche tu hai linkato: l’indice è abbastanza ben sistematizzato e alcune singole pagine anche se non perfette (è evidente che sono in fase raccolta) iniziano ad avere gli spunti più ad ampio respiro.