I professionisti nel web 2.0

Negli applicativi maggiormente 2.0 vi è un assoluta presenza degli utenti e dalla loro grandissima capacità di produrre contenuto in maniera puramente creativa. Questa grandissima quantità di contenuto di fatto sta diventando preponderante per le attività di fruizione e informazione da parte degli utenti che non partecipano ma fruiscono passivamente, un’ esempio lampante di questo fenomeno è wikipedia che grazie alla sua immensa offerta sta attraendo verso di se una miriade di utenti che abbandonano i canali enciclopedici tradizionali.

Appare dunque evidente un fenomeno di ridimensionamento dei canali tradizionali dove operano i professionisti in confronto dei canali più aperti e generati dagli utenti a discapito proprio dei professinisti che in qualche modo si trovano costretti a cambiare il loro modo di lavorare, sempre che vi sia ancora il loro lavoro.

Ma vi è una possibilità che i professionisti si spostino sui nuovi canali 2.0?

Per rispondere a questa domanda mi riallaccio ad una risposta data durante il Lift 07 da Derek Powazek, fondatore di jpgMagazine, alla domanda “come vi comportate in confronto dei professionisti che sottopongono le loro foto alla vostra rivista?” dove la risposta è stata “li tolleriamo!“.

Questa risposta “forte” non intende alcuna forma di emarginazione in confronto dei professionisti ma semplicemente indica come ad oggi le foto fornite da professionisti e scelte in seguito dagli utenti mediante votazione sono state pochissime. Ma allora i professionisti producono contenuti di minore qualità in confronto dei non professionisti? La risposta che mi sono dato è NI in quanto il professionista è sicuramente in grado di produrre contenuti superiori alla maggior parte dei non-professionisti, ma bisogna anche considerare che un’ professionista può dedicare solo un’ tempo limitato alla produzione di un contenuto mentre un appassionato con molto tempo libero può curare maniacalmente il proprio contenuto.

Tutto questo porta ad uno stato della situazione percepita da molti del web attuale di guerra fredda dove vi sono gli utenti che avanzano e i professionisti che tentano di difendersi.

Ma dunque possono i professionisti entrare ad essere professionisti nel web 2.0? Secondo me si ma alla condizione che i servizi siano concepiti per dare uno spazio di distinzione anche hai professionisti, cosa che in questo momento la maggior parte dei progettisti e degli ideatori di servizi tralasciano.

Alla fine il mio suggerimento da progettista a progettista è quello di concepire servizi SI orientati agli utenti MA che offrano anche un certo spazio per chi voglia lavorare regolamente e professionalmente su un canale.

  1. Marco

    Luca hai toccato un punto delicato e molto interessante. Per il mio lavoro (posso definirmi “Web Content Manager di un sito di news con l’attenzione più rivolta ai contenuti che non agli strumenti”) so bene che quello che ad esempio spaventa i giornalisti (questo soprattutto in Italia per l’esistenza di un “albo dei giornalisti”) è la carica dei tanti blogger che in un certo senso si sostituiscono ad essi.
    Ora per esperienza, ti posso dire che la professionalità di un giornalista non può venire intaccata dalla concorrenza dei blogger – sempre che il professionista sia tale e sia interessato non a mettersi sullo stesso piano di comunicazione del blogger che – Beppe Grillo insegna – comunica su altri livelli.
    Il punto è che professioni come quella del giornalista, o del fotografo, non possono più prescindere dal web. Gli strumenti del web sono ormai strumenti essenziali della professioni e chi non li padroneggia per fortuna o purtroppo viene tagliato fuori.

  2. marco

    Quanto sopra per dire che da un punto di vista progettuale si può pensare – ed esistono – piattaforme distinte tra professioni e non. Ma la realtà è che il problema non è reale, ha solo a che fare con la necessità di una “casta” di persone di adeguarsi ai tempi…

  3. Luca Mascaro

    Marco tu hai perfettamente ragione, solo che ad un’ professionista fa molto più piacere appartenere all’applicazione “di punta” in confronto di un applicazione specializzata ed è li che si crea il problema evidenziato molto bene dalla realtà di JPGMagazine. Ed è li che suggerivo di intervenire ideando servizi che considerino una nicchia “professionista” al loro interno.

  4. marco

    Scusa se insisto Luca, ma quella di riservare un canale apposta su una piattaforma seppure in voga può attirare “professionisti” in cerca di notorietà e non il professionista tout court. In tal senso è un errore del professionista quello di mettersi in “competizione” con il non professionista. E’ come se un esperto sviluppatore CSS scrivesse sul più importante forum di amanti delle pagine html. Può farlo, nessuno glielo vieta, ma lo fà per socializzare e al limite per mettersi in mostra e non per sviluppare la sua professionalità.
    Ora l’esempio è un pò tirato, ma tu conosci il web meglio di me e sai che la forza del social networking sta nella possibilità di raggiungere rapidamente persone che sono più o meno al tuo stesso livello di professionismo per confrontarti con loro…

  5. Luca Mascaro

    Tu hai ragione però l’esperienza mi insegna che c’è professionista e professionista. Tra questi c’è una grossa fetta non tanto in cerca di notorietà quanto in cerca di un’ mercato dove vivere e chiaramente piattaforme più grandi sono mercati grandi… il fatto che è innegabile è uno: anche i professionisti di questo gruppo (alla ricerca di notorietà ;) sono tanti, tanti… tanti e dunque a livello di grandi numeri è interessante, economicamente parlando, riuscire ad integrarli bene nelle piattaforme più orientate hai non professionisti.

  6. marco

    forse sbaglio, ma stai attento. Quello che cerchi di fare é mischiare canali diversi. Mi sembra un operazione più di comunicazione che non tecnologica…

  7. Luca Mascaro

    Non so se ho compreso perfettamente il senso del tuo commento Marco ma se ho inteso bene effettivamente non sbagli in quanto io sto facendo un discorso generico sui professionisti che producono contenuto che però chiaramente varierebbe se andiamo ad osservare la singola professione.

    In ogni caso prendendo l’esempio dei fotografi che usavo come riferimento la realtà è che molti professionisti postano ogni mese le loro foto su jpgMagazine ma pochissime vengono votate. Questo accade in parte anche per gli articoli testuali in newsvine o digg.

    Comunque la mia proposta progettuale non era legata alla tecnologia ma al concepimento stesso dei servizi che come succede per e-bay lasciano uno spazio (gli store) per i professionisti che trovano strumenti e opportunità dedicate a loro

  8. Almansi

    Non ho risposte alle tue domande, Luca, però forse è pertinente ad esse il progetto tousphotographes.ch della scuola politecnica federale e del Musée de l’Elysée di Losanna (sostenuta da, fra altri, jpegMagazine da te menzionato. Traduzione della parte “Les questions clés” (Le domande chiave):

    La mostra si sforzerà di far luce su una serie di domande attuali, quali:

    Il mutamento delle prassi fotografiche legate [sic; “legato” sarebbe più logico] alla tecnologia numerica è una rivoluzione o piuttosto un’evoluzione?

    Queste nuove tecnologie rappresentano una vera democratizzazione della fotografia?

    Il giornalista-cittadino [citizen journalist] à all’altezza del suo nome?

    Costituisce una minaccia sostanziale per l’attività dei fotografi professionisti il periodo di transizione attuale?

    Le nuove prassi di fotografia numerica rafforzano la nozione di autenticità o verità, o invece l’indeboliscono?

    S’imporrà in futuro il «déclenchement en passant»* [scatto di sfuggita (?)]?

    (* Espressione proposta da Hewlett-Packard per tradurre l’idea di uno scatto fatto senza sforzo)

    Sarà interessante vedere se gli inizianti pubblicheranno un rapporto che risponda a queste domande dopo la mostra (che durerà fino al 20 maggio).

  9. Almansi

    PS: inoltre, il sito tousjournalistes.ch mi sembra molto rispettoso dell’accessibilità web, però lascio giudicare a te, Luca.