Il coraggio di utilizzare i propri progetti (dopo che il design è morto)

È notizia di pochi giorni fa che Philippe Starck ha dichiarato che il Design è morto e di essere stato solo un produttore di materialità e per questo quello che ha offerto al mercato non era necessario e dunque è stato di fatto indotto ai consumatori.

Questa dichiarazione ha scandalizzato mezzo mondo del design è messo in crisi molti (industrial) designer che si sono trovati senza più un terreno stabile sotto i piedi. Starck ha messo infine l’accento sull’importanza delle cose semplici come l’amore, le sensazioni e le cose che ci fanno veramente bene (oltre ad esserci utili ;)

Senza polemizzare su questa dichiarazione volevo prenderla come spunto per una riflessione che maturo da un paio di mesi.

Tutti noi, autori di progetti, risolviamo di giorno in giorno dei bisogni con i servizi, le forme, le funzionalità che ci immaginiamo. Ma quanti di questi progetti utilizzeremmo noi stessi?

Premettendo che chiaramente non siamo target ideale di tutto ciò che andiamo a progettare io ho l’impressione che molti dei prodotti o dei servizi che si progettano non verranno mai testati o utilizzati dagli stessi progettisti (tra l’altro questo discorso vale per tutti i consulenti ma elidiamo).

Questa sindrome, di cui io stesso sono vittima, sembra portare ad un risolvere progetti solo perchè vanno risolti ma non perchè si abbia la sensazione che siano interessanti anche per noi.

È molto difficile spiegare questo concetto che però spero sia trasparito, a questo punto la domanda è: voi utilizzate i vostri progetti? (per il piacere)

  1. Luca Sartoni

    volte uso i miei stessi progetti, ma mai e proprio mai scriverei “trasparito” in una frase.

  2. Claudio Erba

    Bella Luca!

    Da buon Brianzolo mi sono sempre posto problemi di tipo pratico. Noi in Docebo utilizziamo per la formazione interna sia la nostra piattaforma che i contenuti formativi che abbiamo a catalogo.

    Mettersi da parte del “cliente/studente” fa emergere sia i problemi di didattica (tipo: ma con i learning object che produciamo riusciamo ad imparare) che di utilizzo della piattaforma (nasconod elle sigenze di features nuve ecc)

    Ti dico che da quanto studiamo sui nostri learning object il loro sviluppo ha subito già 3 revisioni metodologiche accelerando le innovazioni dei contenuti degli stessi.

    Ottimo articolo, bravo! (come al solito)

  3. Alessandro

    Sicuramente il fatto di utilizzare i propri progetti è, come dice Claudio, utile per la loro evoluzione.
    Almeno, così la pensiamo io ed il mio titolare nel momento in cui andiamo a “rompere le palle” agli altri affinché utilizzino i sistemi in essere all’azienda.
    Un caso pratico è: tempo fa abbiamo realizzato un mini-Framework per lo sviluppo di un’applicazione gestionale.
    Questo mini-Framework ora è stato utilizzato per realizzare un Contact Manager, e da qualche giorno (per eseguire il test finale) ne abbiamo creato un’istanza interna in modo tale che i commerciali lo possano 1) testare, 2) impararlo per bene quando lo andranno a vendere, 3) iniziare ad utilizzarlo come strumento di comunicazione.
    Poi magari il feedback sull’attività ve lo do fra un po’ di tempo…

  4. Anonymous

    Io mi chiedo sempre a cosa servano questi interventi che non dicono nulla…solo una mente affine può giudicarlo un “ottimo” articolo

  5. Luca Mascaro

    Sono riflessioni aperte che da un lato forse non portano a nulla però dall’altro ci permettono di fermarci un’attimo e riflettere sulle scelte che compiamo giorno per giorno

  6. Fabio

    Esiste anche il rovescio della medaglia… cominci a realizzare un piccolo progetto per uso personale… e poi capisci che potrebbe diventare utile anche per altre persone e lo fai diventare un progetto… rimane il piccolissimo problema che ci devi lavorare a tempo perso…

    P.S. per chi ha scritto che l’intervento era inutile, forse si riferiva al suo commento…

  7. Claudio Erba

    Luca, il tuo articolo non è affatto una “riflessione aperta” ma uno spunto importante per migliorare ciò che si produce e se ci rifletti bene il tuo ragionamento è trasversale a tutti i settori, dal software all’industria ai servizi.

    Non è così banale “Impersonarsi” nel cliente, la difficoltà nell’usare gli strumenti di tutti i giorni né è la dimostrazione pratica.

    Riguardo i troll che ci giudica “menti affini” sorrido, i nostri profili sono sotto gli occhi di tutti, se l’anonimo facesse outing e postasse i suoi lavori, i suoi portfoli, i suoi clienti allora meriterebbe una risposta, ora merita solo un sorrriso disulluso :-)

    A presto
    Cla

  8. Luca Mascaro

    @fabio quella è l’altra via che però è ben diversa da quella che in genere intraprendiamo giorno per giorno come consulenti

  9. Smash

    improbabile e indefinibile…

    L’utilizzo del progetto può avvenire solo se obblighiamo noi stessi a dover fare qualcosa che richiederebbe il suo utilizzo (ma è una cosa veicolata che non mi attira tanto e poi come hai detto tu non è per piacere).
    L’altro caso è più probabilistico: il servizio potrebbe essere utilizzato nel caso possa tornarmi utile in un determinato momento X nel tempo e Y nello spazio…perciò un margine di probabilità nel suo utilizzo rientra sempre…

  10. Bugaz

    Forse è solo morto il design per come lo concepisce Starck….
    Il design della forma è finito, quello della sostanza è solo agli albori: ict, nuovi materiali, elettronica, visione artificiale offrono soluzioni infinite alle menti creative