IMHO: Che cos’è il web 2.0!

Che cos’è il web 2.0?

Questa è la domanda che attanaglia manager, progettisti, programmatori, economisti, giornalisti, … domanda che tutti noi ci siamo posti almeno una volta e che lo stesso google ci dice come una delle definizioni più ricercate dell’anno “define web 2.0.

Dietro alla ricerca di questa definizione bisogna dire che c’è un po’ una posizione di riverenza in quanto è difficile definirlo anche tra i grandi che come abbiamo visto si sono scontrati sul tema.

Ma la domanda resta, ed è una di quelle che più mi sono sentito chiedere dal mio intervento in merito alla SMAU dell’anno scorso, in più molte persone non vogliono solo sapere cos’è il web 2.0 in generale ma anche cos’è dal mio punto di vista che va un po’ a coprire quello dei progettisti…

Ora dopo alcuni mesi mi sento pronto a dare una mia definizione riprendendo in parte quella che
ho anticipato in occasione dello scontro tra Tim O’reilly e Tim Berners Lee, prima di darvela però bisogna prima comprendere il contesto che ho in mente e sulla quale baso le mie supposizioni.

Che cosa può rientrare nella definizione e cosa no?

Alcuni hanno trovato tanta confusione nel comprendere il web 2.0 in quanto vi sono in giro definizioni basate puramente sui mezzi, dunque è 2.0 ciò che usa AJAX o ciò che ha un design “gommoso” tutto arrotondato… in realtà secondo me questo non centra assolutamente nulla con la definizione in quanto si tratta di mezzi tecnologici o di forma con cui si presentano questi mezzi.

Si può invece includere nella definizione tutto ciò che è modelli o approcci innovativi che hanno cambiato effettivamente il web da una versione 1.0 ad una 2.0.

Parliamo solo di web?

Quando qualcuno afferma che Skype è un applicazione del web 2.0 molti gridano allo scandalo dicendo che non è un applicazione web, però skype rientra comunque in molte di quelle caratteristiche tipiche degli applicativi 2.0 . La stessa cosa vale anche per Last.fm o molti altri software rivoluzionari.. dunque?

Dunque forse si è fatto un errore semantico a chiarmarlo “web” 2.0 in quanto si è formalizzata una limitazione che in realtà non esiste, infatti a mio modo di vedere tutto il software (il web è software in quanto rientra tra i sistemi informativi) che, utilizzando i modelli tipici del 2.0, usa la rete per dare un valore aggiunto e magari si avvicina ai paradigmi del web realizzando l’avvicinamento “software as web, web as software“.

L’avremmo dovuto chiamare “Software 2.0“.

Gli utenti sono 1.0 o 2.0?

Non possiamo parlare di applicazioni web vecchie o nuove senza parlare dei loro utenti… ma gli utenti sono gli stessi?

Se osserviamo l’evoluzione del 2.0 da quando l’abbiamo sentito sulla nostra pelle intorno al 2002 fino a quando è stato definito per la prima volta nel 2004 ci possiamo rendere conto di una cosa… in quegli anni si formava la prima generazione di persone cresciute con il web, mentre negli anni precedenti gli utenti erano quasi solo persone che l’avevano adottato il web.

Questo ha portato all’esplosione dei fenomeni dei social network o di youtube dove un intera generazione fa del web una parte importante della propria vita sociale e comunicativa, ma anche al cambiamento delle richieste da parte dei nostri committenti che oggi hanno punti di riferimento sulla qualità che vogliono.

D’altro canto non dobbiamo sorprenderci visto che pare che pure la clientela nel mondo reale stia mutando i suoi valori.

Ecco allora la definizione

In realtà la mia definizione ha una duplice applicazione ma parte da un punto fermo… il web 2.0 non esiste in quanto alternativa al web tradizionale… il web 2.0 è sempre il web tradizionale ma esiste sotto due punti di vista.

  1. Il web 2.0 rappresenta una serie di modelli stratego/sociali/economici emersi dal fallimento o dal malfunzionamento dei modelli esistenti nel mondo fisico che nella prima fase del web abbiamo tentato di trasporre sul mondo virtuale.

    In pratica il web 2.0 è l’eccellenza emersa negli 15 anni di esperienza che abbiamo oggi sul web.

    Ci troviamo dunque a sapere che per esempio i modelli economici pay-per-view non funzionano, come anche che i prodotti web non sono prodotti tipicamente industriali che possiamo migliorare di anno in anno ma sono prodotti che vivono quotidianamente e vanno migliorati giorno per giorno.

  2. Il web 2.0 è poi una nuova fase storica del web nella quale si stà manifestando il vero potenziale del mezzo per via che la tecnologia è in una fase matura e dunque non è più un problema, gli utenti sono anchessi maturi e chiedono di più, ed infine abbiamo scoperto i modelli di eccellenza (prima definizione).Questo ci permette di concentraci sulla scoperta di nuove idee e dunque di realizzare la vera innovazione che riprendendo la definizione del professor Xavier Comtesse di Avenir Suisse

    L’innovazione tecnologica non sta nel software in se ma negli algoritmi, nei modelli e nelle idee che ne vanno ad ottimizzare i vantaggi (economici o di prestazioni) verso l’utenza finale.

    è rappresentata dal derivare o fornire il vero valore aggiunto per o da gli utenti.

  1. Diego La Monica

    Sono parzialmente d’accordo con la tua affermazione:

    Che cosa può rientrare nella definizione e cosa no? Alcuni hanno trovato tanta confusione nel comprendere il web 2.0 in quanto vi sono in giro definizioni basate puramente sui mezzi, dunque è 2.0 ciò che usa AJAX o ciò che ha un design “gommoso” tutto arrotondato…

    Mi spiego meglio: è vero che non sono la gommosità del layout e tantomeno l’uso di AJAX a determinare un applicazione/sito come Web 2.0 ma sono elementi che caratterizzano tali applicazioni.
    Credo sia giusto indicare che il web 2.0 (in quanto termine di concetto che identifica una distinzione tra il prima ed il dopo) non esiste se non come evoluzione dei precedenti tentativi di rappresentare la realtà sul web.

    IMHO: questo che sto facendo è web 2.0, e lo sintetizzo in una sola parola: partecipazione. Il vero fulcro del web 2.0 è il contributo del singolo individuo quanto della collettività che offre valore aggiunto all’informazione.

  2. andrea.paiola

    Sta domanda non mi tange ;-)

    A me interessa rispondere a questa domanda: come mai è sorta la necessità di etichettare questo insieme di modelli (o come lo vuoi definire)?

  3. Luca Mascaro

    @andrea: sembra che sia nata l’esigenza esattamente come vi è l’esigenza nella normale economia di dare un nome alle decadi: epoca dei grandi marchi (anni 80-90), epoca delle dotcom e della bolla (fine anni 90), epoca della globalizzazione (questi anni).

    È una necessità che abbiamo come esseri umani quella di classificare e racchiudere in semplici nomi dei concetti, modelli o epoche

  4. andrea.paiola

    Non mi sono spiegato molto bene… perchè è sorta ora la necessità di inventarsi questo nome e di usarlo ( molte volte impropriamente )?

    Personalmente non vedo questa necessità: non mi sembra sia successo niente di rivoluzionario, solo il normale evolversi del Web.

    Sarà che il Web era già stato pensato all’inizio come una rivoluzione sociale.

    Per quanto riguarda il campo software ovviamente non posso dire nulla perchè non lo conosco. Posso al massimo parlare dell’open source e del problema dei copyright, ma altre quello non vado.

  5. Luca Mascaro

    Andrea tu non senti quella necessità ma molti altri l’hanno sentita, altrimenti oggi non sarebbe un dato di fatto così largamente accettato anche da grandi riviste il termine web 2.0 … le stesse critiche qualche hanno fa le ho sentite in merito al termine dotcom (da cui deriva il termine del mio sito dotinfo)

  6. Andrea Martines

    Ragazzi, chi sente l’esigenza di “definire” il web 2.0 probabilmente non ha troppa dimestichezza con i fenomeni linguistici.

    “Web 2.0” è in linguistica una cosiddetta parola-ombrello, che copre cioè una vasta area di significati, non necessariamente tutti connessi fra loro (ma ciascuno connesso a qualcuno degli altri).

    Il punto, nelle parole ombrello, non è definire il significato del termine (per sua natura “fuzzy”, cioè sfumato), cioè il suo valore “intensionale” (in logica), ma il suo valore “estensionale”, ovvero l’insieme dei fenomeni che copre (in questo caso Ajax, Social networks, Syndication, UGC, Mash-up ecc…).

    E vedere se si riesce a ricavare da tali inclusioni sotto l’ombrello qualche frammento di conoscenza in più sulla società che ingloba questi fenomeni nel loro insieme.

  7. andrea.paiola

    ah ecco… mi pareva :D
    grazie Andrea!

  8. gabpe

    Ritengo che il Web 2.0 non sia rappresentato dalle tecnologie o dagli stili grafici utilizzati, ma più da un’idea.
    L’idea di porre l’essere umano al centro del Web. Questo cambio di direzione ha permesso di tramutare siti autorefernziali in siti sociali.
    Quindi, Web 1.0 o Web 2.0 sono, a mio avviso, un espediente per identificare un punto di rottura e dare una successione cornologica.

  9. emmeesse

    Lo scrivevo qualche mese fa: IMHO il termine “web 2.0” è comodo per etichettare quella che, se non una novità, è quanto meno una marcata tendenza del web degli ultimi anni.
    Non crea problemi il fatto che la definizione di “web 2.0” sia piuttosto vaga: “web 2.0” non è un termine tecnico.

  10. Rik

    come ho scritto un po’ di tempo fa, credo che dare nome web2.0 a questo “fenomeno” sia totalmente sbagliato. il web è solo un insieme di tecnologie basate su concetti come uri,client, server e protocollo http, e un web2.0 dovrebbe essere il nome dato a una evoluzione rispetto a questi 4 componenti, che invece con poche variazioni (il passaggio dall’http1.0 all’http1.1) è rimasto pressochè uguale da qualche decennio (la rivoluzione più importante secondo me è stata il passaggio dai browser testuali a quelli grafici).
    il fenomeno IMPORTANTISSIMO che viene chiamato web2.0, dovrebbe quindi avere un altro nome. credo che un termine appropriato sia “web sociale” visto che pone la comunicazione fra tutti gli utenti del web al centro del suo essere.
    In conclusione, quello che è cambiato è solo il modo di utilizzare una cosa esistente (il web) mentre indicare web2.0 significherebbe una evoluzione di una tencologia che in realtà non c’è stata (quantomeno per come si intende web2.0)

  11. Luca Mascaro

    Rik in pratica siamo sulla stessa linea l’unico problema è che nonostante vi sia questo errore di forma non si torna più indietro, l’intero mondo lo chiama di fatto web 2.0 e nessuno può più porvi rimedio

  12. Marco Grazia

    Luca sono contrario a quanto da te affermato:
    [i]”l’intero mondo lo chiama di fatto web 2.0 e nessuno può più porvi rimedio.”[/i]
    Tu, me e altri siamo il mondo, io non ho fatto questa affermazione, mentre tu l’hai fatta propria con questo pensiero.
    Mi sta bene parlare di Web 2 se parliamo di una qualche inversione di rotta o di un salto verso una nuova rotta, ma qui tutto questo non c’è stato.
    Allora è meglio dire che il Web 2 è Ajax, sono i layout gommosi, piuttosto che una nuova rotta tracciata, perché io vedo ancora solo la vecchia rotta con siti autoreferenziali che poi non sono certo il babau, siti personali da una parte e grandi gruppi che hanno deciso di voltare pagina, utilizzando una vecchia tecnologia come Ajax, definendola da Web 2.
    Scusa ma io la tua definizione non riesco a farla mia; Web 2 non lo ha chiamato il mondo, ma una parte di esso che ha una voce troppo forte, parlo di Microsoft, Google e sono due esempi su tutti, ma non sono tutti, gli utenti dovrebbero far sentire la loro di voce e dire a gran forza che questo cambiamento non l’hanno ancora notato e non farsi prendere nel gioco.

    M.

  13. Luca Mascaro

    Marco io comprendo la tua posizione (e come hai potuto leggere in parte condivido con te un certo rilutto verso questo termine), però nella mia affermazione che questo termine è oramai appreso e affermato dall’intero mondo ho sempre più prove che lo dimostrano “di fatto” tra cui il riconoscimento da parte di testate giornalistiche italiane e internazionali, dal fatto che ieri al Cisco Day, allo IAB o anche al business forum di Milano l’imprenditoria continua a parlare di 2.0 (Aimè anche su prodotti tradizionali come gli occhiali) o ancora l’intero mondo delle università con tesi e corsi dedicati al web 2.0 … detto questo ripeto che sotto gli aspetti tecnologici o grafici per me non vuole dire nulla

  14. Copes Flavio

    Il web 2.0 è la società che si evolve e condivide con altri le proprie sensazioni.

  15. Luca Mascaro

    Interessante definizione… ne ho trovata un altra molto smart di Tim O’Reilly che effettivamente contempla tutta la realtà: “Networked applications that explicitly leverage network effects”

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