Jess McMullin: The Business of experience

Jess ragiona in termini più larghi della normale progettazione andando a toccare nel suo intervento un punto che anchio reputo molto critico, l’intermediazione della progettualità verso il mondo del business.

Già oggi non si può parlare solo di architettura dell’informazione ma di esperienza utente che è composta da una forte disciplinarità sia in ambito progettuale sia realizzativo verso vari aspetti di un prodotto… però questo inizia a non bastare. Le professioni, gli approcci e i processi per la progettazione della UX stanno raggiungendo in alcuni casi il loro limite, limite oltre il cui si intravvedono aspetti di pura business consultancy… ma cosa si intende con questo?

Jeff intende che arrivati ad un certo livello non si può più ragionare unicamente in termini di utente/utilizzatore come elemento centrale del lavoro del progettista ma lo stesso progettista deve iniziare ad allargare la sua visione verso i business need.

Dunque propone di utilizzare le competenze di comprensione ed indagine che i progettisti usano verso gli utenti per analizzare i clienti, comprenderne i business goal ed il loro contesto economico/finanziario, il tutto per cercare di trovare quell’area di sovrapposizione tra business e user need focalizzandoci gli sforzi creando così il “value centered design”.

Questo paradigma è molto interessante in quanto è pensato per ottenere il miglior ROI: return of investment, quello che è importante sia per il businessman sia per l’utente contemporaneamente che simpaticamente chiama ROE: Return of experience.

Jeff approfondisce durante la presentazione il tema contrapponendo e paragonando gli aspetti produttivi (Framing, Problem solving, Function and Form, Style, ect.) con gli aspetti compresi dal nostro cliente: Soldi, Margine, Velocità e Crescita … fino a quando i designers non saranno in grado di comprendere questi aspetti contemporaneamente non si arriverà mai alla Design Maturity.

Un comodo toolbox per aiutarci a comprendere gli aspetti del business ci vengono in aiuto quattro punti che devono essere chiari a tutti all’inizio del progetto e a cui anche i designer devono saper dare una risposta:

  1. qual’è il rischio del progetto (ricordiamoci che il 66% dei progetti IT fallisce)?
  2. qual’è la ricompensa?
  3. quale potrebbe essere l’inerzia nell’adozione da parte del mercato?
  4. quanto è vendibile la soluzione dagli intermediari?

ricordando sempre che è necessaria avere una visione a lungo termine visto che spesso prodotti adottati da visionari non verranno mai adottati dal grande pubblico.

Insomma la sfida che lancia Jeff per i designer di oggi è: come possiamo aiutare la parte business con la UX? Dove nel business dobbiamo fare realmente la differenza?