Joe Lamantia: The DIY (Do It Yourself) Future

Joe vuole chiudere in modo splendido le due giornate parlandoci di un futuro (già qui) dove i designer si fanno da soli… affermazione un po’ enigmatica ma profonda come leggerete in seguito

Per parlare del futuro bisogna tornare indietro a 7 anni fa quando l’IA era al suo massimo splendore (negli states, qui da noi non è ancora arrivata) e dove il designer si doveva preoccupare di functional requirements, site map, card sort, content inventory, wireframes, taxonomies, navigation model, task flow, usability evaluation, etc… in un mondo dove si potevano ancora delineare gli aspetti di influenza (user, content, context) e dove si poteva definire un processo progettuale, un mondo che sta per finire visto che si stanno affacciando nuove realtà.

Ma cosa sta cambiando?

Cambia il modo di pensare l’esperienza progettata che oggi è sempre più:

  • multi-laterale (da più punti di vista)
  • co-creata (da differenti tipologie di designer)
  • multi-dimensionale (non più solo virtuale)

Dunque oggi ci si deve preoccupare di service design, brand resonance, emotional triggers, design ethnography, social metadata, ontology, metadata, organizational culture, adoption, behavior analytics, mobile experience, rich internet, social media, network mechanism… insomma un esperienza utente fortemente più integrata che ha portato ad un estremo incremento della complessità con relativi impatti sul design e dunque maggiori sfide!

Questa tendenza la possiamo constatare osservando per esempio i cambiamenti nei sistemi con cui dobbiamo interagire (se non progettare) che sono centralizzati e/o decentralizzati (facebook vs blogosfera) ma soprattutto sono permeabili e/o impermeabili dall’esterno (corte suprema vs amazon)… permeabilità e centralizzazione che si è dovuta iniziare a progettare.

I designer hanno inoltre trovato una nuova generazione di elementi da curare tra cui:

  • elementi sociali / partecipatori: identità, presenza, relazioni, gruppi, reputazione, negoziazione, arbitraggio… con tutto quello che è l’effetto network e le sue dinamiche (organizzazioni virtuali)… con conseguenza che il design è diventato da unilaterale a multilaterale
  • fattelo da solo: nuovi modelli economici e di produzione… i consumatori sono diventati anch’essi stakeholders per i designers
  • Spime:.. che aprono nuove frontiere al di fuori del digitale (fisico e virtuale nello stesso tempo) e sono formati da un ecologia emergente di tecnologie (RFID, Geo-locatio, smart object….) .. il design diventa così multi dimensionale tra virtuale e fisico

Vi sono anche nuovi pubblici insospettabili da soddisfare come contributori, remixer, aggregatori, commentatori, raccomandatori, consumatori… che si aspettano di essere coinvolti nel processo decisionale di progettazione!

Ed infine vi sono nuovi aspetti da considerare nello sviluppo di un prodotto tra cui la sua socialità, legalità, fisicità, percezione, connessione, biologicità ed eco-sostenibilità.

Ecco dunque rappresentato questo incredibile aumento di complessità che di fatto ci impone un’estensione delle faccie della UX di Morville aggiungendovi aspetti come: sostenibile, etico, multi-culturale, trasparente, permeabile, portabile, remixabile, modulare.

Come se tutto questo non fosse abbastanza dobbiamo ricordare che l’aumento di stakeholders (co-creazione) aumenta il rischio di creare conflitti tra i vari pubblici e tra i vari ambienti dunque vi è anche una forte variabile di gestione di questi ultimi.

Alla fine Joe cerca di tracciare il profilo del nuovo Designer che partendo già da una realtà professionale di forte specializzazione deve assumere nuove compentenze:

  • competenze nel business/finance
  • capacità tecnologiche
  • forti capacità di analisi e visualizzazione/rappresentazione
  • essere un comunicatore narrativo
  • capacità di pensare in modo olistico
  • competenze di innovatore strategico
  • empatico verso i clienti
  • creatore di tool e strumenti di lavoro
  • mediatore

con tutta una serie di nuovi compiti come:

  • business modeling
  • financial analysis
  • technological selection
  • organizational network analysis
  • change management
  • business anthropology
  • knowledge management

poichè oggi progettiamo:

  • piattaforme e framework
  • networks
  • processi e servizi
  • giochi e self-teaching system
  • phisical and emotional environments
  • communities
  • sistemi

e riceviamo feedback da:

  • dinamiche sociali
  • network effects
  • interazione gamelike
  • analisi in tempo reale
  • viariazioni simultanee
  • iterazioni parallele

Insomma… i cambiamenti sono stati tanti e come designer dobbiamo rincorrerli poichè oggi:

  • controllo è negoziazione
  • soluzioni sono frameworks
  • design sono template
  • discovery è facilitazione
  • difesa e responsabilizzazione
  • demografia è auto-definizione
  • cambiamento è trasformazione
  • produzione è creazione
  • feeds sono ora flussi
  • destinazioni sono nodi
  • strutture sono networks
  • architetture sono sistemi
  • sistemi sono ecosistemi
  • ecosistemi sono ecologie

Chiusura splendida del summit… all’anno prossimo ;)