Lift Day 2 – Media 2.0 e il futuro del web

Riporto con qualche giorno di ritardo alcuni degli interventi che non ho fatto in tempo a commentare.

L’intervento di Pierre Chappaz, fondatore di diverse iniziative del nuovo web tra cui kelkoo, netvibes e wikio, ci parla di “Media 2.0”.

La rete è stata per lungo tempo un luogo di informazione destrutturata (testi, immagini, multimedia) dove google faceva la parte del leone in quanto riesce a convergere tutta l’informazione in un unica interfaccia utente permettendo poi agli utenti di effettuare operazioni di ricerca. Con l’avvento del web 2.0 con i suoi user generated content, blog e le applicazioni web la dimensione dello stesso web sta esplodendo e anche google sta perdendo la sua efficacia come intermediario. Infatti oggi si perde molto più tempo a scoprire e trovare l’informazione come anche a imparare le varie interfacce. Vi è però un aspetto che può ovviare a questo problema in quanto l’informazione nel 2.0 sta diventando strutturata grazie alle API.

Qui parte l’idea di Media 2.0 di Chappaz che indica come l’usufrutto di queste API permetta la nascita di una nuova tipologia di media che concentrino l’informazione e le applicazioni in un unica interfaccia permettendo all’utente di utilizzare e fruire di tutto il web in un unico sito/interfaccia più semplice… stranamente netvibes (per le applicazioni) e wikio (per i contenuti) fanno proprio questo.

Personalmente sono parzialmente d’accordo con questa visione in quanto sarebbe una centralizzazione eccessiva dell’uso del web ma comunque non nego che una fetta degli utenti la prediligano.

Chappaz va oltre proponendo una sua personale visione di quello che sarà il futuro del web che secondo lui passerà da due eventi:

  1. la morte delle pagine web
  2. la morte dei browser

Il futuro saranno i widget, pezzi di web introdotti direttamente a livello di sistema operativo (os x, vista) e telefono cellulare (iphone) arrivando ad una centralizzazione dell’interfaccia dettata direttamente dal sistema operativo.

Anche qui sono alquanto dubbioso in quanto riguardando la storia del web vi sono sempre state proposte simili ma nello stesso tempo si sono rivelate sempre un alternativa in quanto i media per quanto possono convergere continuano comunque a coesistere.

Durante la fase della discussione è saltata fuori la classica domanda “ma qual’è il vostro modello di business?” e la risposta mi ha causato un brivido lungo la schiena:
Al momento non sappiamo come fare business e poi personalmente non credo che chi faccia innovazione debba pensare al modello di business. Noi oggi ci concentriamo sul fare il migliore prodotto possibile in modo che gli utenti lo apprezzino e lo raccomandino poi quando sarà abbastanza diffuso ci inventeremo dei modelli di business. Per esempio se la maggior parte degli utenti della rete guarderà i filmati di youtube attraverso l’interfaccia semplice di netvibes noi andremo a battere cassa da Google.

Mi pare una visione troppo francese ottimistica ;)

  1. Andrea Martines

    La risposta di Chappaz è tutt’altro che ottimistica, anzi è pragmatica: lui ha 15 milioni di $ di VC alle spalle, non è certo obbligato a occuparsi del modello di business a breve. Peraltro credo che NON POSSA proprio sbilanciarsi su questo, il piano di rientro degli investitori non può essere spifferato così, è segreto industriale.

    Riguardo alle altre questioni:
    – le pagine web sono già morte: in realtà già adesso la tecnologia widget le ha trasformate in un “client” polivalente di applicazioni caricate esternamente;
    – che il browser in quanto tale muoia o meno è irrilevante, se il sistema operativo stesso va a farne le veci. Ma non succederà, figurati se MS decide di sacrificare le licenze windows degli utenti Firefox ;-)

  2. Luca Mascaro

    In realtà conoscendo tutta la situazione non è molto pragmatica in quanto durante la conferenza ha affermato che questi due servizi sono oggi in pura perdita i soldi come VC ce li mette lui personalmente grazie ai 450 milioni di dollari ottenuti per la vendita di kelkoo e poi ha fatto una certa insistenza sul fatto che il modello di business è quello per cui loro diventino l’interfaccia unica per il web 2.0 per chiedere poi revenue alle aziende che possiedono i contenuti … il che non lo escludo per qualche milione di utenti ma non per tutto il web