L’usabilità non è la progettazione, la progettazione non è l’usabilità

Spesso sento parlare di progettazione usabile o di web designer che realizzano siti usabili carpendo una certa confusione tra la progettazione di un sito e l’usabilità di un sito.

La progettazione per natura stessa non è altro che un attività che basandosi su dei dati e dei requisiti concepisce e formalizza un ipotesi di forma/funzionamento di un artefatto digitale.

L’usabilità è di base una misura che identifica un livello di efficienza, efficacia e soddisfazione degli utenti.

Dunque si capisce come una è la misura di verifica dell’altra. All’atto pratico vuol dire che un ipotesi di design si fonda su degli obbiettivi di usabilità che poi verranno verificati misurandola sull’ipotesi.

Se passiamo nell’ottica del mondo dell’industrial design questo fatto diventa più lampante in quanto il termine “usabilità” non esiste mentre esiste il termine “ergonomia”. Il progettista nell’industrial design progetta un artefatto fisico e progetta (ipotizzando) anche la sua ergonomia che poi viene verificata con dei test con utenti (e si ritorna ad un usabilità non dichiarata).

Ritornando nel mondo digitale in realtà anche qui nella progettazione esiste (molto velato) il termine ergonomia solo che siccome non esiste un interazione fisica ci si sposta verso un aspetto puramente cognitivo e dunque emerge l’ergonomia cognitiva.

L’ergonomia cognitiva si basa sui modelli e sui processi mentali degli utenti e dovrebbe guidare il progettista a realizzare la sua ipotesi di design che dovrebbe adattarsi al modello mentale e ai processi cognitivi dei propri utenti.

In conlusione il progettista crea un ipotesi di ergonomia e l’usabilista la verifica e ritorna dei feedback per migliorare l’ipotesi.

  1. andrea

    bravo Luca, da committente (lavoro in azienda) che però è stato anche dall’altra parte della barricata e soprattutto ha studiato a suo tempo questi temi (per la mia tesi di laurea in design ho progettato una strumentazione per automobile), vedo anch’io che c’è grande confusione su questi aspetti, così come a suo tempo c’è stata un po’ di overhyping dell’usabilità legata ai siti web.
    personalmente credo che il designer sempre più debba spingersi sul terreno del designd ella user experience dove l’usabilità non è altro che un aspetto comunque non assoluto ma relativo al tipo di esperienza che si vuole far vivere all’utente.
    in base alle richieste fatte dal committente che esperienza devo produrre? voglio che l’utente trovi in 3 clic quello che cerca? o voglio che “esplori” l’ambiente (fisico o visrtuale)?

  2. Emanuele

    Riprendendo quello che ha detto Andrea, non credo che l’usabilità sia un aspetto relativo del prodotto. Mi spiego.

    Un servizio/prodotto di successo è allo stesso tempo utile (ha le funzionalità, i contenuti, i flussi giusti, etc..) ed utilizzabile (ha le affordance che consentono di fruire delle funzioni). Quindi funzione e forma.

    La forma è definita dalla user experience. La user experience comprende tante discipline come usabilità, brand design, visual e interaction design, architettura dell’informazione, etc. L’usabilità è quindi una dimensione a priori (in fase di progettazione) ed a posteriori (in fase di verifica)

    La forma e l’esperienza dell’utente sono funzionali al raggiungimento degli obiettivi di business, ma dire che discendono (“sono relative “) dalle richieste del committente no.

    Sono parte assolutamente centrale ed integrante del progetto ma non devono discendere dalle richieste del cliente: non ha senso che il cliente dica voglio al massimo tre click, voglio che l’utenti usi questa feature.

    Il lavoro di progettazione e user experience deve partire in parallelo dalle esigenze degli utenti e dagli obiettivi di business: ogni obiettivo di business deve essere matchato ad un bisogno utente.

    In tal senso dire che l’esperienza utente discenda dalle disposizioni del committente mi sembra assolutamente errato perchè danneggia al contempo utente e committente (nessuno dei due ottiene quello che vuole)

  3. Luca Mascaro

    Scusate il ritardo nella mia risposta ma sono riuscito a prendere fiato solo oggi.

    Personalmente la mia opinione in merito è un po’ discostante da quella di entrambi in realtà dobbiamo prima capirci su cos’è la user experience che letteralmente parlando non è una disciplina in se ma è l’insieme delle esperienze che un utente/acquirente vive durante il suo rapporto con un prodotto partendo dalla pubblicità del prodotto, al negozio, al packaging, al prodotto in se e al servizio dopo vendita… tutti questi elementi compongono l’esperienza utente.

    Vi è poi la progettazione dell’esperienza utente che allora si comprende tutta una serie di discipline tra cui l’usabilità come attività che però va distinta dall’usabilità come caratteristica (volutamente positiva o negativa) impescindibile del prodotto.

    In ogni caso per rispondere alle domande di andrea secondo me non è una questione di click o di richieste dell’utente ma è una questione di soddisfazione di alcuni obbiettivi.

    Il committente ha degli obbiettivi commerciali/comunicativi che vuole raggiungere e l’utente/cliente ha degli obbiettivi personali che vuole raggiungere tramite il prodotto/servizio (bisogni) il tutto in un contesto prestabilito … il prodotto che il progettista deve pensare ha semplicemente lo scopo di permettere il raggiungimento di tutti gli obbiettivi nel modo più efficace ed efficente possibile cercando di ottenere un effetto win-win.

    Per questo motivo dico che i requisiti d’uso a livello di click :) fanno parte dello stesso concepimento progettuale in quanto solo un buon team di progettazione tramite l’osservazione e la conoscenza di tutti gli attori / contesto può determinare cosa offrire alle varie parti.

    IMHO :)