Nel nuovo web è importante citare le fonti?

Torno ora da un aperitivo/discussione di due ore con Claude Almansi e Anna Veronese che gestiscono il blog Noi Media e nel mentre della discussione, che ha emanato una miriade di spunti, è nata una questione.

Quanta formalità c’è nel nuovo web (2.0), come viene gestita l’autorevolezza ed è importante la citazione delle proprie fonti? La mia opinione in merito è che il nuovo web nascendo dal basso si porta con se uno spirito di “riprendersi la conoscenza” (invertendo la tendenza di chi la detiene oggi) portandola però ad una semplificazione naturale più comprensibile e vicina alla realtà per tutti e di conseguenza la citazione delle fonti non avviene in maniera formale, ma avviene all’interno del discorso… se poi uno vuole le fonti se le va a cercare :)

Giustamente Claude mi ha fatto notare come però in alcuni ambiti le fonti sono indispensabili, ma la tendenza che vedo è che questi ambiti sono sempre di meno e sempre più di nicchia.

Intravvedo un bel futuro fatto di fiducia :)

  1. Anna Veronese

    Mi permetto di dire la mia anche in questa sede.

    A prescindere dalla tesi della ?conoscenza dal popolo, al popolo, per il popolo? la questione delle citazioni porta con sé anche una serie di problematiche pratico-applicative. Ossia: cosa diventa importante citare nel testo che decido di scrivere? Volendo essere corretta, dopo ogni mia frase finirei per dover citare una o più fonti: poiché le mie frasi sono il frutto della mia conoscenza (giusta o errata che sia) e tale mia conoscenza deriva anche da un insieme di conoscenze altrui; conoscenze che nel corso degli anni ho assorbito, elaborato, analizzato al punto da farle diventare mie (a volte arrivando a stravolgere le tesi di partenza).

    Nel web, poi, la questione si complica: mettiamo che per scrivere il mio testo mi sono fatta ispirare da una qualche frase di Aristotele. Ma visto che non me la ricordo bene, mi metto a cercarla su Google. Ora, cito solo Aristotele come fonte (l?autore della frase che mi ha ispirato) oppure anche la pagina in cui ho trovato la frase (il benefattore che ha pubblicato la frase)? Ma la stessa frase la posso trovare anche in altre 835’000 pagine presenti sul web e solo il caso ha fatto sì che clicassi su quel determinato link e non su un altro. E allora che fare? Per non fare un torto a nessuno?. dovrei citarli tutti(?)

    Ahimè, lo devo ammettere: le mie citazioni delle fonti avvengono su base arbitraria e senza seguire nessuna regola precisa se non quelle che mi do io. E, dopo una breve ricerca (sempre su Google) in merito a questo argomento? troppo pigra per mettermi a studiare tutte le regole che sembrano esserci? ho deciso di continuare a fare a modo mio. ;)

    (solo alcune) fonti in cui si parla di regole per citare? le fonti:
    http://www.ipl.org/div/farq/netciteFARQ.html
    http://www.mcgill.ca/library-assistance/how-to/citing/
    http://www.bedfordstmartins.com/online/cite7.html
    http://www.apastyle.org/electext.html

  2. Luca Mascaro

    Esatto anna.. inoltre si pone anche un ulteriore questione: come si cita sul web? citando per intero il tema e l’autore con completezza o riportando semplicemente un link ipertestuale ad una fonte che però potrebbe non essere quella ufficiale e che rimanda a sua volta ad altre fonti?

    Il punto che secondo me sta alla base di tutto è che il web è una rete dove difficilmente vi sono punti finiti, le teorie, le discussioni, le pubblicazioni, le tematiche, i dibattiti, ecc… sono sparsi ovunque quindi non esiste mai una citazione finita, ma possono esistere citazioni generali che poi vanno comunque approfondite personalmente da bravi navigatori. Google serve a questo no ;)

  3. Claude

    Ottimo riassunto della discussione, Luca.

    C’è un problema con il tuo “se poi uno vuole le fonti se le va a cercare” nel Web “We Media” dove tutti possono diventare autori: come fai a riconoscere la fonte dopo un po’?

    Se tu mi dai un’informazione senza citare la fonte, tendo a fidarmi perché conosco per altri versi il tuo rigore intellettuale. Però se voglio trasmettere a mia volta questa informazione ad altri che non ti conoscono, controllo la fonte perché non hanno motivo di fidarsi soltanto perché io mi fido di te. E se non trovo la fonte a monte, dico che tengo l’informazione da te.

    Ho moderato per due anni delle mailing-list in teoria dedicate alla cultura ebraica, che però venivano insediate da musulmanofobi che si spacciavano per amici di Israele e degli ebrei. Facevano da altoparlanti acritici di alcuni organi di propaganda dell’odio. Beh, erano così goffi che forse la cosa era più fastdiosa che pericolosa. Però lo stesso, il rischio della disinformazione è cresciuto assieme al numero delle persone che possono oggi esprimersi pubblicamente tramite il web.

    Mi irritano ancora di più i giornalisti che si ergono a baluardi dell’informazione affidabile e rimproverano ai blogger la loro sciatteria, ma non indicano le proprie fonti. Però ribattere semplicemente “senti chi parla” non basta. Se vogliamo una società dell’informazione veramente libera e non una specie di minestrone stracotto indifferenziato, l’attribuzione è necessaria.

    Se la clausola “By” non è più un optional nelle licenze creative commons di base, è per un motivo giuridico (l’attribuzione fa parte dei “diritti morali irrinunciabili” nel diritto d’autore) . Però è anche logico in un’epoca dove la cultura è in gran parte fatta di remix e parodie.

  4. Claude

    Oops, avrei dovuto aggiornare prima di finire di scrivere la mia risposta dopo cena.

    Sul come si cita, direi che dipende da cosa stai pubblicando, e di a cosa serve il riferimento. Era già così prima del Web. In un articolo di giornale potevi scrivere “Viviamo in un mondo del “Tutto è zuppa” come dice Gurdulù nel Cavaliere inesistente di Calvino”.

    Se invece quell’articolo lo ripubblicavi in una raccolta, allora, se il tuo editore seguiva le convenzioni MLA dovevi mettere una nota a pié di pagina che diceva:

    Calvino, Italo. Il Cavaliere inesistente. Torino: Einaudi, 1959.

    Se invece seguiva le convenzioni APA la nota era:

    Calvino, Italo (1959). Il cavaliere inesistente. Torino, Italy: Einaudi.

    Idem sul web oggi, salvo che in più, nella pubblicazione informale, puoi già mettre un link per permettere al lettore di approfondire se vuole.

  5. Luca Mascaro

    Siamo arrivati dove volevo arrivare, claude hai citato diversi metodi per citare la fonte (scusate il gioco di parole :) che sono tutti validi sulla carta ma sul web alcuni perdono “facoltà” e diventano di nicchia.

    Detto questo la cosa divertente è che nel continuare il nostro discorso “da bar” (c’è chi parla di calcio e c’è chi parla di fonti :) su questa pagina (web) noi abbiamo citato decine di fonti che se andate a ricontrollare risultano poco approfondite in un ottica di rigore scientifico, e tra l’altro non abbiamo neanche inserito dei link… semplicemente abbiamo discusso ed è questa la forma del nuovo web che citavo all’inizio.

  6. Claude

    Ho fatto una fatica bestiale a trattenermi di inserire dei link, Luca. Allora adesso ti metto quello di Son of Citation Machine, con la quale ho prodotto i due riferimenti MLA e APA che ho messo in questi commenti al tuo post “Nel nuovo web è importante citare le fonti?”, e che David Warlick ha elaborato nel contesto del suo progetto Landmarks for Schools.

    By the way, Warlick ha anche un podcast (it.wikipedia) intitolato Connect Learning. Indipercui ho aggiunto tutte queste pagine alla pagina di link utili di Noi Media su del.icio.us.

    :-P

    Claude

  7. Claude

    Oops: “trattenermi di” -> “trattenermi dal”

  8. anna veronese

    Cari Luca e Claude, la questione sollevata rischia di trasformarsi in un vaso di Pandora pieno zeppo di argomenti che iniziano a svolazzare nell?etere di questo blog ;)

    Qual splendida cosa, gli hyperlink! Ti permettono di saltare da un testo all?altro con un solo click. La ricerca all?informazione ora è alla tua portata in 5 secondi. Ma ecco che all?orizzonte si addensano delle grigie nuvole minacciose. Una si chiama autorevolezza, l?altra attendibilità, una terza prende il nome di link morto – si dice così?

    I link morti: Ho sempre trovato frustrante cliccare su una citazione della fonte per ritrovarmi con un “page not found”. Tempo fa, per risparmiare questa delusione ad eventuali lettori miei, avevo escogitato un espediente: invece di citare la fonte inserivo tra parentesi la parola chiave con la quale avevo trovato il concetto del quale stavo scrivendo (es. Google: citazioni delle fonti). Insomma, se ci ero arrivata io, potevano arrivarci anche gli altri. Ma dopo un po’, anche questa soluzione si è rivelata più complicata del previsto, perché quando mi interessa un argomento, non mi limito a cercare una sola fonte. Finiva così che i miei riferimenti si trasformavano in un elenco di parole chiave da inserire nei vari motori di ricerca (es. Google: citazioni delle fonti, cite references, how to cite; Yahoo: citare, regole per citare, bibliografia ecc, ecc,). Insomma, non ne uscivo più.

    L?autorevolezza e l?attendibilità: a dire il vero ho sempre ritenuto offensiva la tesi che bolla i contenuti dei siti come non attendibili e poco autorevoli, per il solo fatto che a scriverli (o ad avallarli) non sono i cosiddetti luminari detentori del sapere. Ma perché? Solo perché uno non è Php, Dott, Ing, o perché scrive su un blog e non su una pagina appartenente a qualche università di prestigio, questo per forza non è degno di attenzione o di riflessione? Oltretutto, rivendico il diritto alla mia capacità di giudizio e di riflessione – ebbene sì, pure io, ignorante, ne sono in grado – ossia, la capacità di analizzare e valutare i contenuti che leggo e di comprendere quali di questi possono essere ritenuti attendibili e quali invece no.
    Cosa c?entra? C?entra, c?entra. In una delle pagine in cui ci insegnano come citare le fonti (non la cito, perché non me la ricordo) si può leggere qualcosa del tipo: citare la fonte solo quando si è certi che questa è autorevole e attendibile e quando il testo è stato scritto da un noto esperto/professionista.
    E questo vi pare forse corretto??

  9. Andrea Martines

    Beh, Luca, vedo che ti stai allontanando dall’utopia W3Cista del web semantico, che servirebbe proprio a quella tracciabilità delle fonti, e ti stai convertendo ad un’idea più User Centered del web.
    Io ho ancora un imprinting accademico sul fronte delle citazioni, per via del mio specifico retroterra. Però tendo a riconoscere come giusta la tua posizione: il web moltiplica la possibilità di una cultura “estensiva” ma informale, meno precisa; ma al contempo può estendere gli strumenti a disposizione (bibliografie, reti di ricercatori ecc…) di chi persegue obiettivi “intensivi” riguardo alle informazioni di cui si occupa.
    Io comincio a temere che ormai non ci siano più le condizioni socio-culturali per definire l’oggettività di una cosa (in questo caso di un’informazione) al suo interno: sta venendo a mancare qualsiasi sistema condiviso di decodifica, il panorama di regole logiche comuni dentro il quale far valere i riferimenti.
    In questo sistema ad “oggettività limitata” non si chiederà più al produttore di validare l’informazione, né alla stessa di contenere automaticamente la sua anagrafe. Probabilmente l’oggettività dell’informazione diventerà una proprietà delegata al destinatario, al sistema di regole adottato dall’utente per validarla.
    Che non è un relativismo epistemologico, badate bene: è che in questo panorama tecnologico l’informazione deve essere in primo luogo “veloce”, quindi libera per tutta la sua corsa dal fardello dei suoi metadati. Questi potranno poi essere ricreati alla fine della corsa (ci sono gli strumenti di ricerca per farlo) dai destinatari che hanno interesse a cambiarne lo status da “veloce” a “verificata”.
    E’ una variazione di paradigma che mi sembra già in atto.

    Ciao
    Andrea

    P.S. Un Almansi che cita Calvino e parla di parodie? Quasi come… un altro? ;-) C’è un collegamento?

  10. Luca Mascaro

    Sapete cos’è la cosa più bella di questa discussione, è che abbiamo tutti ragione proprio perchè il web è il mondo e dunque nel mondo tutto accade :)

    Per quanto riguarda la mia posizione W3Cista non cambia ma devo premettere un paio di cose. In primo luogo io sono sempre stato più vicino all’utente finale che alla tecnica ma non ho mai creduto che uno escludesse l’altro. Infatti la mia posizione, che due anni fa non avrei saputo chiarire trasparentemente, intende seguire contemporaneamente i due fini: quello della libertà di espressione degli utenti e quello di organizzare la conoscenza in modo utile all’elaborazione. Per questo motivo il mio obbiettivo è quello di ottenere un win win elaborando interfacce ed interazioni che permettano all’utente la piena libertà ma che nel contempo strutturino i dati.

    Questa visione può sembrare utopica ma prima o poi ci arriveremo (il gruppo di lavoro semantic web education & outreach lavora in tal senso) ma ci vorrà molto tempo

  11. Claude

    Che bello il tuo sito sulla letteratura combinatoria, Andrea. A proposito dell’OpLePo, sai se è ancora attivo?
    Quanto al tuo
    P.S. Un Almansi che cita Calvino e parla di parodie? Quasi come… un altro? ;-) C’è un collegamento?
    Sì, sono la vedova di Guido Almansi. Però se ci siamo sposati era anche perché condividevamo certi interessi ;-)

    È con Guido che ho acquisito la mia esperienza di scrittura collaborativa, ed è stato lui a decidere che ci voleva un computer quando abbiamo curato assieme l’antologia “Theatre of Sleep” nei primi anni 1980.

    A prescindere della tecnologia utilizzata – bulino, calamo, penna d’oca, biro, lettera 22, macchina elettrica o computer – la differenza che conta è quella tra tesaurizzatori e condivisori del sapere. Quando fai un’antologia, tra la roba che ti capita sotto gli occhi, ci sono cose che sai che rientrano nel campo di interesse di altre persone. Allora facevamo le fotocopie anche di queste cose e gliele mandavamo. Alcuni reciprocavano, altri ringraziavano soltanto, ma alcuni tesaurizzatori ci hanno scritto chedisapprovavano sia l’invasione della loro aiuola sia il brutto esempio che davamo.

    La cosa bella del web 2.0 è che i condivisori stanno vincendo. Però uè, d’accordo con Luca e Anna sulla contestazione della vecchia definizione dell’autorevolezza, ma non sull’esautorazione (si dice così?) degli autori, per 2 motivi:

    1) Ci hanno già provato quelli del New Criticism, poi i semiotici, poi i decostruzionisti. La provocazione dei padri fondatori era a volte divertente e stimolante, però la produzione dei discepoli è quasi sempre stata pietosa, noiosa, arrogantemente pseudoscientifica.

    2) Soprattutto è una questione di buona crianza. Come dice Warlick in Son of Citation Machine: “Respect the time & creative effort of those whose information you use”.

    Ciao

    Claude

    PS Andrea, a proposito di letteratura combinatoria, conosci la poesia semantica di Stefan Themerson? Ho provato a citarne un esempio in un post del blog “Rincorrere farfalle”.

  12. Segnalo che ho citato il vostro articolo, e all’interessante discussione ad esso seguita, in un post che ho dedicato ad una tematica affine su http://illagodeimisteri.blogspot.com/2009/03/e-citazioni.html

    Vostri interventi saranno quanto mai graditi.

  13. Grazie del post, un’ottima lettura che mi ha aiutato a pubblicare una mia considerazione sul tema.

    http://pzsniper.blogspot.com/2009/03/licenza-creative-commons-e-importanza.html