Scontro tra titani sul Web 2.0

Sono oramai passati 7 giorni dall’intervista a Tim Berners Lee fatta da IBM e la polemica derivata sul Web 2.0 non tende a scemare. Di fatto Tim mette in discussione l’esistenza stessa del web 2.0 facendo notare che l’idea di read/write web stava già alla base dell’idea originale del web. Dunque il “Web 2.0” non è altro che il web 1.0 che ha raggiunto la sua maturità. Tim ha infine aggiunto che il vero web 2.0 sarà quello del semantic web verso cui il W3C rema a piena forza con tutti i grandi Big dell’informatica.

Di posizione opposta chiaramente c’è O’Reilly, detentrice del trademark Web 2.0, che continua a espandere le motivazioni su cos’è il Web 2.0 insistendo anche su punti come il read/write web.

La valanga di discussioni nate da questo scontro tra giganti ha portato a valutazioni pro e contro ogni parte. C’è chi parla di tempesta perfetta contro il 2.0, chi cerca di chiarire pragmaticamente i vari punti e chi semplicemente dichiara la grandissima complessità del problema.

Personalmente la mia opinione è che hanno ragione entrambi ma sotto un aspetto diverso da quello su cui si discute. Infatti bisogna riconoscere che l’idea di web in lettura e scrittura era presente nel piano originale del web e che un tempo di 15 anni non è folle per far maturare una tecnologia e dunque realizzare i prodotti per eccellenza come WikiPedia (ma perchè nessuno se n’è accorto prima?).

D’altro canto però bisogna riconoscere a O’Reilly che questo web 2.0 ha qualcosa in più del piano originale, infatti se la collaborazione tra utenti era già prevista non era previsto il vantaggio puramente sociale come i cluster di Tag.

Quello che penso è che il taggare, lo scrivere nei blog o il modificare i testi nelle wiki fa parte dell’idea originale, ma il fatto che le informazioni prodotte a livello personale siano aggregate e elaborate per produrre nuove informazioni a vantaggio della comunità è un fatto nuovo.

Questo mi fa tornare alla mente uno spezzone della conferenza “Il ritorno della new economy: quale impatto sul futuro economico della Svizzera” tenuta dal dottor Xavier Comtesse di Avenir Suisse che rifletteva sul fatto che l’innovazione tecnologica non sta nel software in se ma negli algoritmi che ne vanno ad ottimizzare i vantaggi (economici o di prestazioni) verso l’utenza finale.

Oggi ci troviamo ancora nel pieno della bufera e quindi fare riflessioni più approfondite sarebbe solo un azzardo ma un fatto è che il web cambierà dopo questa bufera e questo si potrà ripercuotere su quella che gli economisti americani hanno definito la nuova bolla speculativa dei servizi.