Se la pubblica amministrazione incontra il modello del web 2.0 …

Molti hanno posto questa premessa davanti ad ipotesi di miglioramento dell’efficienza della PA nel qual caso usufruisse dei modelli partecipativi consacrati nel nuovo web proponendo così una reale e-democracy.

Questo non si è ancora avverato ma qualcuno ha provato a portare il 2.0 nella PA, si tratta del comune di Torino con CambiaTo. Questa applicazione web si propone secondo il modello della pagina di entrata al web personalizza con i propri interessi a modi NetVibes (che tra parentesi è appena stato consacrato da Dion Hinchcliffe miglior start pages del 2006).

Ora, tralasciando i conosciuti problemi di usabilità di queste pagine personalizzate e tralasciando sopprattutto gli innumerevoli problemi legali sull’accessibilità dati dal pesante uso di AJAX con relativa discriminazione di molti browser (compreso firefox su mac… bah) questa applicazione comunque mi convince poco o nulla.

Non sono convinto della sua utilità in quanto mi chiedo perchè una PA deve prendere il ruolo della mia start page considerando che vi sono molte soluzioni simili in circolazione… per avere cosa poi? semplicemente tutta una serie di canali di news (Feed) e di widget legati al comune che si sarebbero potuti realizzare su piattaforme già esistenti, tra l’altro personalizzabili gratuitamente.

Penso che si è mancata un occasione di sfruttare buone idee scegliendo una soluzione accattivante ma poco utile.

  1. andrea.paiola

    Penso che l’e-democracy non c’entra nulla e non capisco perchè ne parli.
    Ancora penso che il Web 2.0 non esiste e quindi non capisco perchè ne parli.
    Penso che sia solo un esperimento ( anche se non c’è scritto beta le so riconoscere :-) ) e sono contento che se ne facciano.
    Sono contento che si investa in ricerca e formazione e questo mi pare un esempio evidente in tal senso.
    Non ti convince perchè non la ritieni utile? Beh magari ora non si riesce a vederne l’utilità, ma noi non possiamo sapere se fa parte di un progetto più grande che interagisce magari attivamente col territorio.
    Anche fosse sola sperimentazione tecnica vuol dire che il comune o chi per lui ha comunque deciso di mettersi in gioco dal punto di vista tecnico: questo non è da disprezzare.

    ciao,
    Andrea.

  2. Luca Mascaro

    Andrea,
    per la e-democraci sul portale in questione chiaramente non centra ma sul modello partecipativo per l’e-democracy sto facendo proprio un progetto attualmente per l’inghilterra e ti assicuro che centra :)

    Sul web 2.0 forse non esiste, forse esiste (anche se oramai businessweek, time, ecc.. lo riconoscono come esistente e oramai non si torna più indietro)… di sicuro c’è un termine che racchiude in modo semplice una serie di concetti e modelli, quindi non vedo perchè non usarlo (semplifica la vita a tutti anche se è una markettata)
    Sull’utilità speriamo che sia un progetto più grande: che mi lasciava dubbioso è perchè io come utente debba abbandonare il mio pageflakes o windows live per usare quello quando vorrei (e non posso) avere tutto integrato in quello che mi piace, non sarebbe stato un esercizio più utile a tutti?

  3. andrea.paiola

    Sul web 2.0 forse non esiste, forse esiste (anche se oramai businessweek, time, ecc.. lo riconoscono come esistente e oramai non si torna più indietro)… di sicuro c’è un termine che racchiude in modo semplice una serie di concetti e modelli, quindi non vedo perchè non usarlo (semplifica la vita a tutti anche se è una markettata)

    Il problema è che ne parlano ma:
    1) non si sa cosa sia, che tipi di modelli siano e quindi non se ne capiscono gli effetti all’interno dei progetti… qualcuno dice che basta fare qualcosa sul Web con le richieste asincrone, qualche volta basta arrotondare gli angoli o usare il famoso stile 2.0 con la scritta beta no?… alle volte basta condividere qualcosa o votare qualcosa.
    Alle volte basta dire che è beta… alle volte basta usare un logo con una riflessione e una sfumatura.
    Che cavolo è il Web 2.0? Mi sembra troppo generica come definizione perchè se ne possa parlare seriamente o perchè lo si possa usare come termine tecnico per capirsi.

    Sull’utilità speriamo che sia un progetto più grande: che mi lasciava dubbioso è perchè io come utente debba abbandonare il mio pageflakes o windows live per usare quello quando vorrei (e non posso) avere tutto integrato in quello che mi piace, non sarebbe stato un esercizio più utile a tutti?

    Personalmente non so cosa siano pageflakes o windows live… e saranno in molti nella mia stessa situazione.
    Il progetto più simile che conosco è Excite MIX.
    Se lo fanno loro perchè non può farlo un comune?

    Comunque qui volevo trattare unicamente il discorso accessibilità :)

    A me pare chiaro che nel caso in questione l’accessibilità non sia un fattore chiave del progetto.

    ne parliamo anche qui

  4. Alberto Mucignat

    io mi accontenterei di trovare le informazioni che cerco, in un sito della pubblica amministrazione.

    gli esperimenti sono proprio l’ultima cosa di cui dovrebbero preoccuparsi…

  5. Arezzo Democratica

    Salve, vi scrivo per pubblicizzare l’inizitiva che stiamo organizzando ad Arezzo: il Demcamp, un barcamp dedicato a e-democracy e rapporto tra politica,new media e web 2.0. per tutte le info: http://barcamp.org/Demcamp , oppure basta cercare Demcamp su google.
    Federico Fabiani