Due giorni di normalità a Tokyo

È da due giorni che girovaghiamo per quartier noti come Ueno, GinzaShibuya o Shinjuku o più ignoti come Ikubukuro e ancora non riusciamo a trovare tracce di una normalità perduta.

Siamo partiti da Ginza giusto per toglierci subito di torno l’elenco di piccoli acquisti che dovevamo fare da Itoya (un luogo magico fatto di carte, colori ed inchiostri :) e nel piccolo negozietto di tenugui che sta nell’angolo di fronte al vecchio Kabuki-za, il teatro classico giapponese, che oramai è stato abbattuto in vista della nuova sede.

Visitati un’altro paio di negozi ci siamo spostati verso il centro di Tokyo (città) per prendere la JR, ma nel mentre abbiamo fatto un salto da Muji che proprio affianco alla stazione trova la sua sede più vecchia con tanto di piccolo bar/ristorante Ikea style al suo interno :).

Fino a quel momento la città ci appariva come sempre ma per questo davamo ancora la responsabilità al fatto che fosse mattino presto.

Nel pomeriggio siamo giunti a Shibuya per incamminarci immediatamente in direzione di Shinjuku, il piano era di attraversare il Meiji Jingu a piedi passando quel immenso bosco verde che separa queste due piccole-grandi metropoli (Shinjuku conta da sola più di 3 milioni di persone che vi transitano ogni giorno). Appena usciti dalla JR a Shibuya siamo stati travolti dai ragazzi delle scuole medie e dei licei che avendo appena terminato scuola,  si davano agli acquisti nelle ampie vie di questo quartiere e che ci hanno accompagnato durante tutto il percorso verso Shinjuku.

Shinjuku appare sempre come la città di Blade Runner, le persone, i vicoli, le luci sono sempre le stesse di sempre e ci hanno accompagnato durante il nostro girovagare per questa immensa città-quartiere fino al momento in cui abbiamo deciso di tornare verso casa.

Il secondo giorno (ieri), abbiamo deciso di esplorare un quartiere a noi ignoto: Ikebukuro.

Ikebukuro era (ed è ancora in parte) uno dei fulcri della città, molto moderna ed innovativa negli anni 60 e 70, è stata poi superata e ridimensionata dall’ingrandirsi di Shinjuku e Shibuia.

L’impatto con questo quartiere è stato molto divertente, persone giovani, molti locali, molto divertimento e shopping in grandi magazzini che però non erano i soliti luoghi caotici e compressi degli altri quartieri, ma anzi, qui tutto si prende il suo spazio.

Visitare questo quartiere è piacevole, tanto da rubarti il tempo (volevamo starci qualche ora e ci siamo stati tutto il giorno) anche perchè quì abbiamo potuto trovare cose totalmente nuove per altre zone della città: un’ampio negozio di kendo e Iaido, gli showroom delle grandi case automobilistiche giapponesi, un grande mall con osservatorio panoramico dentro il Sunshine 60, un acquario, un osservatorio astronomico e una strada alternativa ad Akiba tutta in chiave femminile.

Ci sono stati anche un paio di momenti di totale ilarità dati da alcuni gadget tecnologici come l’apparente rasoio elettrico parlante o il pinguino assistente virtuale dentro al telefono ma questi meriteranno una storia a parte, stà di fatto che questo quartiere ci ha trascinato fin dentro ad un cinema per goderci la seconda parte del film di Macross Frontier di cui io ho capito più o meno la trama e Michele anche il 70% di quello che si è detto :)

Al ritorno verso Ueno una grandissima sopresa: le persone divise in gruppi di amici seduti sotto gli alberi di ciliegio a fare l’Hanami.

Questo è il segno della ritornata normalità :)

3 thoughts on “Due giorni di normalità a Tokyo

  1. mah, io continuo a restare un po’ perplessa.
    tokyo è una città strana e per un certo senso avara verso chi non la vive sempre, verso chi non condivide tutto con lei. non si mostra, non si fa vedere, quello che appare è diverso da quello che è davvero.
    mi piacerebbe poteste entrare nella testa delle persone e vederne i pensieri – non farveli raccontare, perchè saremmo punto e capo – per capire se davvero è tutto tornato normale, come prima

  2. È il dubbio che abbiamo anche noi, all’apparenza è tutto ok ma chissà cosa realmente pensano. Domani e dopo vediamo sia Kenta che Mihoko così cerchiamo di capire se ci dicono qualcosa di più.

  3. L’elaborazione del lutto segue percorsi sociali e psicologici molto diversi tra loro di civiltà in civiltà. domandarsi se l’apparente normalità sia effettivamente reale forse non è la domanda giusta…. Ovvio che non ci sia niente di normale nella normalità di questo terremoto straordinario, è un lutto che avrà i suoi tempi per essere superato attraverso comportamenti a noi magari estranei… Attraverso un’apparente normalità. Ed è ovviamente normale che sia dolo apparente.

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