I tempi dell’informazione

Il terremoto dell’altra notte per fortuna non ha avuto alcuna particolare ripercussione (sono morte tre persone ma per arresto cardiaco o problemi non collegati al sisma) ma ci ha permesso di vivere e osservare direttamente sia il comportamento dei Giapponesi sia il diffondersi delle notizie.

Partendo dal comportamento dei Giapponesi che per quanto abbiamo potuto osservare resta sempre molto calmo anche in situazioni che genererebbero il panico in occidente. Nei minuti dopo il terremoto abbiamo cercato di udire i suoni e le voci nel quartiere nonché osservarne i movimenti, risultato: nessuna voce, pianto, sirena o quant’altro udibile o visibile.

Anche cercando un riscontro nell’edificio scopriamo che praticamente se ne sono andati tutti a dormire. Da questo lato i Giapponesi ci appare che reagiscono in maniera molto logica e sistematica infatti controllano subito gli eventuali danni, si informano in televisione sulla situazione ed in caso di rassicurazioni proseguono la loro vita. Questa è chiaramente un’impressione personale che però mi impegno a discutere stasera con Kenta, un amico Giapponese con cui andremo a cena.

Passando al tema della diffusione dell’informazione con questa esperienza abbiamo potuto osservare il reale diffondersi delle informazioni sia localmente che globalmente, ma soprattutto, la ricezione dell’informazione da parte delle differenti persone.

Facciamo una premessa, io sono una persona molto digitalizzata che ha il fulcro dei suoi amici molto presente sui media sociali mentre Michele è ancora molto “analogico” tanto da non avere Facebook e aver aperto per questo viaggio i suoi account in Twitter e Flickr :)

Nell’istante in cui stava avvenendo il terremoto abbiamo immediatamente riportato il tutto su Twitter scoprendo che come noi migliaia di persone lo stavano facendo dai differenti luoghi del Giappone, con tanto di una serie di twittate “ufficiali” da parte di enti pubblici, media locali e organizzazioni statali che iniziavano a riportare già i primi fatti (come la scala e il luogo dell’epicentro). Questa efficienza nel rispondere ad una “crisi” in tempo reale mi ha alquanto sorpreso, ma mi ha ancora più sorpreso il fatto che accesa la televisione 30 secondi dopo il terremoto vi era già una diretta in merito con presentatrice, immagini in diretta, schemi del terremoto e evidenza delle aree sottoposte ad allarme tsunami con rassicurazioni varie sulle zone sicure o meno (Tokyo era sicura).

Ad un minuto dall’evento l’ente governativo che si occupa di terremoti e maremoti rilascia online un dettagliato documento sullo stato del sisma e le possibili zone soggette a tsunami con tanto di orari in cui è previsto l’arrivo dell’onda. Io riporto online sul mio Twitter e Facebook il tutto e ricevo nel arco di pochi minuti (in centro Europa era tardo pomeriggio) diversi commenti e domande da amici con cui inizio ad interloquire.

Dopo circa 10 minuti i media occidentali riportano online la notizia del sisma (prima quelli anglosassoni e altri 5 minuti dopo quelli italiani, nel mentre lo tsunami, per quanto piccolo, era già arrivato) amplificando il numero di commenti che mi stavano arrivando… Michele intanto avvisava direttamente casa.

Ad un’ora dal sisma la situazione era oramai chiara (con tanto di controlli e resoconti su ognuna delle più di 50 centrali nucleari) e decidiamo di andare a dormire anche se continuavano ad arrivare commenti online.

La mattina dopo al nostro risveglio scopro che la situazione è stata finalmente riportata in maniera completa e corretta anche in occidente, la discussione sui media sociali si era acquietata, mentre Michele aveva ricevuto i primi contatti da alcuni amici che avevano saputo del sisma con sole 7 ore di ritardo.

Questo evento mi fa riflettere molto profondamente su come la diffusione dell’informazione sui media sociali, specialmente in caso di crisi, faccia realmente la differenza, specialmente se in parallelo le organizzazioni ed i media tradizionali si associno al concetto di Real-Time, esattamente come la televisione Giapponese.

In contemporanea sto ragionando sul grandissimo divario competitivo che vi è ancora tra nativi e immigranti digitali a confronto dei pubblici dei media tradizionali che sono a mio vedere realmente penalizzati nella società odierna… 7 ore sono veramente tante!

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